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GIOE E DOLORI, NEL SEGNO DEL CAPITANO...

di Stefano Borgi

Una gamba fratturata, la destra. Frattura esposta di tibia e perone, per la precisione. L'urlo lancinante, Giancarlo Antognoni che grida a tutti la sua (e la nostra) disperazione, un sogno che svanisce... quello del terzo scudetto. Eh già, perchè quella Fiorentina poteva davvero vincerlo quel maledetto terzo scudetto, se il capitano non avesse dovuto alzare bandiera bianca. Successe il 12 febbraio 1984, in un Fiorentina-Sampdoria come tante. Anzi, nel Fiorentina-Sampdoria che avrebbe proiettato i viola di "Picchio" De Sisti al secondo posto in solitaria. A soli due punti dalla Juventus capolista. Era la Fiorentina del "primo" 3-5-2 (o come dice lo stesso "Picchio", del 3-4-1-2 con Antognoni trequartista dietro a Monelli e Bertoni), la Fiorentina che (Platini dixit) giocava il miglior calcio del campionato, la Fiorentina che veniva da tre vittorie ed un pareggio nelle ultime quattro partite. E quel giorno, contro la Samp di Mancini, Brady, Vierchowod (allenatore Renzo Ulivieri), assistemmo ad un'autentica lezione di calcio. Fino al 49', quando Luca Pellegrini entra in tackle sul capitano procurandogli un danno per certi versi irreversibile (vedi il VIDEO). La sensazione fu delle peggiori, l'immagine dell'arto piegato e (appunto) esposto non lasciò dubbi, la carriera di Antognoni non sarà più la stessa. La Fiorentina vinse comunque quella partita per 3-0, ma già dalla domenica dopo a Udine si ebbe l'impressione che "quella" Fiorentina fosse svanita, dissolta insieme alla magia del suo capitano. Che non c'era più. Giancarlo Antognoni rientrò 21 mesi dopo, in un Fiorentina-Bari 0-0. In panchina c'era Aldo Agroppi, in campo tanti giovani come Onorati, Berti, Battistini, sopratutto non c'era più lo stesso Antognoni. Ancora un anno con Bersellini allenatore e poi l'addio, inevitabile. Sopratutto resta il rimpianto per quello che poteva essere, e non è stato.

QUALCHE MESE PRIMA... Non solo dolori. Il campionato è lo stesso, l'avversario anche, basta risalire ad un girone prima. Siamo alla 4° giornata (2 ottobre 1983), a Marassi si gioca Sampdoria-Fiorentina e proprio quel giorno si intravide una squadra che avrebbe fatto strabuzzare gli occhi. Galli, Pin, Contratto, F. Rossi, Passarella, Massaro (Bertoni A. dall'89'), Pecci, Monelli (dall'84' Pulici), Antognoni, Iachini, questi gli 11 che scesero in campo agli ordini di Picchio De Sisti. Vantaggio viola al 35': discesa di Iachini sulla sinistra, conversione al centro e cross tagliato col destro, entra Oriali che di testa fa 1-0. Pochi minuti e Longhi di Roma concede un rigore alla Samp per atterramento di Mancini. Calcia Brady (tu quoque?) e fa 1-1. La ripresa vive tra alti e bassi, supremazia viola anche se sterile, fino all'88': angolo di Iachini, palla "spizzata" che giunge ad Antognoni poco fuori area. Lo stop di petto è sontuoso, preciso, il destro (un mezzo esterno al volo) un concentrato di tecnica e potenza. La palla che si insacca inesorabile all'angolino basso alla destra di Bordon (vedi il GOL). Personalmente (visto dal settorino che in quel momento era all'opposto) è stato uno dei brividi più intensi mai vissuti, mai provati. La gioia del capitano fu, come sempre, contenuta ma allo stesso tempo emozionante: una corsa verso la panchina braccia al cielo, poi lo sguardo ed ancora le braccia alzate verso di noi. I suoi tifosi. La Fiorentina stava decollando, mandava un segnale chiaro al campionato, fino a quel maledetto 14 febbraio 1984. Il campionato era lo stesso, l'avversario anche, ma la storia (da quel momento in poi) fu tutta un'altra...