Dopo il Torino anche Vanoli ha risposto alle critiche. Ora l'esame Jagiellonia, ma con l'obbligo di dare continuità ai risultati in campionato
Qualcuno ha persino scherzato sul cappellino che Vanoli ha scelto d’indossare a Como e che non poteva non richiamare l’identico copricapo di mister Iachini, ma chi ha visto il tecnico viola nel dopo gara di sabato ha trovato il solito sguardo, più concentrato che sorridente. Logico che sia così, l’allenatore sa bene quanto la strada per la salvezza sia ancora lunga e piena d’insidie, ma intanto il successo del Sinigaglia gli restituisce qualche certezza in più, anche in termine di considerazione generale.
Dai cambi contro il Toro alle conferme durante il match con il Como
Di certo dopo il pareggio incassato al Franchi dal Torino, e firmato Maripan in pieno recupero, Vanoli è finito al centro di numerose critiche, molte delle quali legittime per come la Fiorentina aveva arretrato il proprio baricentro. Messaggi poco coraggiosi, si è detto, gli stessi che il tecnico ha deciso di risparmiarsi a Como, trovando uno spirito battagliero che nel finale di gara ha consentito alla squadra di portare a casa tre punti fondamentali.
Il sostegno di Paratici
Insomma non solo il gruppo ha risposto presente alle sollecitazioni del momento, ma pure il tecnico l’ha fatto, inevitabilmente finito sulla graticola anche in virtù di un addio, quello di De Zerbi al Marsiglia, che ha proiettato molti verso un non ben definito futuro. Sotto questo profilo c’è da credere che la presenza di una figura nuova (ed esperta) come Paratici sia stata d’aiuto a Vanoli, lui che per primo ne ha sottolineato l’importanza in uno degli ultimi interventi pubblici.
Continuità anche in panchina
Ora che in campionato la Fiorentina affronta sfide decisive, e che torna pure la Conference League, anche in panchina servirà continuità, ed è su questo piano che c’è da credere poggi la tensione di Vanoli. Consapevole di dover ancora agguantare la salvezza e di conseguenza l’obiettivo minimo, ma pure di poter comunque sperare in un finale di stagione diverso dalla semplice fuga dei bassifondi della classifica. Magari grazie a una Conference League da onorare senza dover troppo pensare al campionato.