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E alla fine arriva Rolly. Mandragora c'è sempre quando conta. E ha gli stessi numeri di Thuram e Nico Paz

di Alessandro Di Nardo

In America, la miglior lega al mondo, l'Nba, ha capito prima di tutti che nello sport ci sono momenti e momenti, situazioni in cui la palla pesa un po' più del normale. Lo chiamano clutch-time, definizione: i cinque minuti finali di una gara in cui le due squadre sono divise da soli 5 punti, ovvero quando si arriva al quarto quarto e ogni possesso può far sterzare l'esito di tutto. Di conseguenza, chiamano clutch players coloro che sono specializzati negli ultimi possessi, o in generale i 'go-to-guy', non necessariamente i giocatori più forti, ma quelli da cui rifugiarsi quando la palla scotta. Traslando il linguaggio del basket nell'universo calcistico, difficile trovare un calciatore più clutch di Rolando Mandragora. Non è probabilmente tra i migliori dieci centrocampisti del campionato, non è neanche il migliore della rosa della Fiorentina, per qualcuno non eccelle in niente e alle volte risulta inutile. Eppure. Quando conta, il numero otto diventa più grande: si trasforma sotto pressione, con giocate che sprizzano personalità da ogni poro. E soprattutto gol. 

Ripercorrendo il campionato della Fiorentina, scopriamo che nei momenti clutch c'è sempre Rolly: il primo gol in campionato lo firma lui, di testa, a Cagliari. Segna anche col Como, nel miglior primo tempo della gestione Pioli, prima che la banda terribile di Fabregas ribalti tutto nel finale. Segna alla prima al Franchi di Paolo Vanoli - contro la Juventus per giunta-, trasforma un rigore circondato da malumori e polemiche a Reggio Emilia, poi apre la partita contro l'Udinese in mezzo a un clima di contestazione feroce, stappando la prima vittoria in campionato; infine, ieri, sbuca sotto le foglie su un cross di Gudmundsson realizzando una rete che indirizza tutto in una domenica che vale tantissimo per tutto il popolo viola. Festeggia con la maglia di Rocco Commisso, lui, primo marcatore dopo la scomparsa del Presidente. 

Quando conta, puoi contarci. Non sarà mai un top-player ma in certe partite fa valere quella qualità ineffabile e difficilmente descrivibile che risponde al nome di 'personalità'. E mette a referto numeri importanti: quello del Dall'Ara è il sesto gol in campionato dopo 21 gare; è di gran lunga il miglior marcatore viola, ma non solo. In un campionato privo di mattatori a livello realizzativo, è lui l'intruso in una classifica marcatori rattrappita: ha segnato gli stessi gol di Marcus Thuram, Rasmus Hojlund, Nico Paz e Matias Soulé, una rete in più di Jamie Vardy, una in meno di Yldiz e Leao. Un rigore, uno di testa, quattro da dentro l'area, due da fuori. Tutti, o quasi, pesanti. Quando conta, puoi contarci. Lo sa bene Paolo Vanoli, che infatti, per una sfida così delicata come quella di Bologna, ha resistito alla tentazione di dargli un turno di riposo: il centrocampista campano era sembrato in calo fisico con Lazio e Milan, era a rischio diffida e in più Brescianini scalpitava. Ma Vanoli avrà pensato all'importanza della gara. E in un palcoscenico del genere, Mandragora va sempre messo. Clutch player for clutch time.


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