Finiti i sogni è l'ora di pensare a resettare tutto. Dal mercato all'identità: i cambiamenti necessari per rilanciare la Fiorentina
La Fiorentina ieri ha messo una pietra tombale sui sogni legati al riscatto di una stagione da incubo. Il 3-0 subito a Londra contro il Crystal Palace ha mostrato tutte le fragilità di un gruppo che andrà rifondato senza appelli. Serviranno scelte coraggiose, dalla panchina allo staff del Viola Park fino ad arrivare, ovviamente alla rosa dei giocatori. La speranza di poter vivere un finale in crescendo è stata vanificata dall'ennesima prestazione moscia, senza identità di gioco, senza identità in generale. E proprio da qui dovrà iniziare il lavoro dei dirigenti.
Cambiamenti necessari
Ovviamente dobbiamo essere realisti: non verranno cambiati 20 giocatori ma questo non vuol dire che i cambiamenti dovranno essere radicali. Chi non si sente più partecipe, chi non trova motivazioni nel vestire una maglia importante come quella della Fiorentina, chi non è più pronto a dare tutto per questo club, dovrà farsi da parte. Lo impone una stagione da dimenticare alla svelta e che, purtroppo, ancora non è stata nemmeno risolta fino in fondo considerando che la salvezza matematica resta lontana.
Una filosofia da resettare
Dovranno anche essere fatte delle riflessioni su come è stato gestito il doppio impegno, perché la sensazione è che l'indirizzo del club e ancora di più quello dell'allenatore, non sia mai stato quello di provarci con decisione. La filosofia del "prendiamola come viene", citando Lo Straniero del Grande Lebowski, non è accettabile quando si disputa un quarto di finale di una competizione europea. Anche se di mezzo c'è ancora una salvezza da conquistare. Vanoli si è giocato le residue speranze di conferma proprio con questa filosofia internazionale e chi verrà dopo dovrà mostrare una mentalità e una ricerca d'identità di tutt'altra pasta.
Basta toppe
Anche i dirigenti che parlano sempre prima e mai dopo, dovranno capire come ricostruire un percorso chiaro, in controtendenza con il passato. Un percorso che abbia un inizio ma anche uno svolgimento previsto, senza rivoluzioni 'mercatare' distrutte e ricostruite di sessione in sessione. Una toppa dopo l'altra che dal recente passato ci hanno portato a questo triste presente.
La resa dei conti
Ci aspettano 7 partite di campionato e una Mission Impossible in Europa. Poi dovremo imporci una resa dei conti che abbracci anche le ambizioni della piazza. Per anni, i posizionamenti a ridosso delle prime hanno mascherato un rendimento mai veramente ambizioso con le contestazioni che sono nate quando la barca era già affondata. Poi, se la mediocrità, la metà classifica, il record di presenze in Conference, gratificano comunque una città che in passato contestava perché non andava in Champions, bisognerà farsene una ragione. Ma al momento, vedere una Fiorentina in questo stato fa male, e francamente non potrebbe essere altrimenti.