Idee chiare e orizzonte lungo: il piano Paratici per riportare la Fiorentina in alto
C’è qualcosa di raro, quasi controcorrente, nell’intervista concessa da Fabio Paratici alle colonne del Corriere della Sera, raccolta dalla firma autorevole di Paolo Condò. Non è soltanto una chiacchierata, né un bilancio personale: è, piuttosto, un manifesto programmatico, una vera e propria “opera omnia” del pensiero di un dirigente che ha scelto di ripartire dalla Fiorentina con idee chiare e ambizioni dichiarate. Paratici si è raccontato senza reticenze, disegnando una traiettoria precisa. Dal rapporto con la famiglia Commisso (“Certo che non ha intenzione di vendere”) emerge la solidità di una proprietà che sembra avergli consegnato non solo fiducia, ma una sostanziale carta bianca. È qui che il discorso si eleva: non siamo di fronte al tradizionale direttore sportivo, ma a una figura che ambisce a incidere su ogni livello del club, con una visione che sfiora quella di un direttore generale.
Un laboratorio per il futuro
Il cuore del progetto è la costruzione. Non solo della prima squadra, ma di un’identità. La valorizzazione del settore giovanile - con l’obiettivo dichiarato di portare dieci ragazzi in prima squadra e molti altri nel professionismo - e la creazione di una Under-23 sono tasselli di un’idea moderna, strutturata, quasi industriale. In questo senso, Firenze diventa laboratorio e vetrina, anche per il “brand” viola, evocato con lucidità nel confronto con realtà emergenti come quella del Como. Ma l’intervista è anche un viaggio personale. Dalla fine del rapporto con la Juventus alle divergenze con Giuseppe Marotta, fino alla quasi-firma con il Milan: ogni passaggio contribuisce a definire il profilo di un uomo che rivendica una competenza specifica, quasi artigianale, nel “vedere” il calcio. Allenatori, giocatori, uomini prima ancora che atleti: è qui che Paratici individua il proprio talento distintivo.
Adesso la riprova del campo
E poi c’è il sistema. Il calcio italiano, ferito dall’ennesimo fallimento mondiale, trova nelle sue parole una proposta, quasi un appello. La formazione continua dei 110 dipendenti del centro sportivo non è un dettaglio organizzativo, ma un manifesto culturale: “Io studio ogni giorno della mia vita, mentre in Italia è tutto empirico”. Una frase che pesa ma che soprattutto indica una direzione. Resta, inevitabile, la verifica del campo. Le speranze sono due e complementari: che alle parole seguano i fatti, e che a Paratici venga davvero concesso il tempo - e la libertà - per realizzare quanto immaginato. Perché se questa intervista è davvero il suo manifesto, allora la Fiorentina ha scelto non solo un dirigente, ma un’idea di futuro.