Paratici arriva con un ricco palmares. Era da Allodi che non c’era uno così titolato. Harrison: si tratta a oltranza per chiudere
Dalle indiscrezioni ai fatti. La società viola, seppur con colpevole ritardo, ha messo fine ad una serie di polemiche in tipica salsa fiorentina, sulla situazione di Paratici. Con un comunicato stringato il club di Commisso ha dichiarato ufficiale lo sbarco dell’ex dirigente di Samp, Juventus e Tottenham, a Firenze. Il matrimonio si celebrerà il 4 febbraio. Ora è tutto a posto anche se avevamo intuito che Paratici fosse già al lavoro, anche se sotto traccia, per la Fiorentina. Solomon, Brescianini e probabilmente Harrison hanno un timbro nitido. Così come Martinelli e Viti alla Sampdoria. Senza dimenticare i nomi di Gatti e Rugani che sono circolati. Fabio Paratici sarà il capo assoluto della parte tecnica con un braccio destro come Roberto Goretti. Si occuperanno di mercato, sì, ma soprattutto di tutta la gestione sportiva.
Paratici ha un cammino alle spalle di trofei conquistati e anche di inciampi, come la squalifica di 30 mesi a causa della questione plusvalenze nella Juventus. Pena espiata. Rimanendo però sul terreno dei successi, la vetrina di Paratici annovera 7 scudetti, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. Insomma, una cassaforte ricca. E allora frugando nella storia (non recente) della Fiorentina, si trovano direttori generali o sportivi che hanno fatto grandi cose, talvolta imprese, ma senza una vendemmia di scudetti e coppe nelle precedenti esperienze professionali.
LA STORIA DEI DIRIGENTI - Tito Corsi, abilissimo architetto della squadra viola “scippata” di un tricolore nell’82 era esploso nel Lanerossi Vicenza. Claudio Nassi, fantastico direttore generale, veniva dal Perugia. Nardino Previdi, altro campione del ruolo, aveva vinto lo scudetto a Roma (’83), ma quello fu il picco più alto di una bella carriera. Oreste Cinquini cominciò a fare sul serio proprio a a Firenze con Giancarlo Antognoni neo diggi. Nello Governato passò da Firenze ai tempi di Cecchi Gori dopo anni importanti alla Juventus, ma la sublimazione del lavoro avvenne in seguito come protagonista della Lazio vincente targata Cragnotti. Giovanni Galli fece un lavoro straordinario nella ricostruzione della Fiorentina post fallimento dei Della Valle, portando i viola dalla C2 in serie A, con tanto di salvezza, ma nello specchietto retrovisore quando iniziò nel 2002 aveva pochissime esperienze. Pantaleo Corvino, altro dirigente di grandissimo spessore, sbarcò a Firenze dopo Casarano e Lecce. Daniele Pradè, in due periodi diversi a Firenze, si era formato a Roma dopo lunga gavetta, ma senza avere molto in bacheca.
Detto questo, per trovare a ritroso un dirigente titolato come Paratici, dobbiamo tornare a Italo Allodi che approdò in riva all’Arno con la presidenza Pontello. Dall’82 all’85 come super manager assoluto e nel club c’era ancora Corsi. Allodi nel curriculum vantava il percorso nella grande Inter di Moratti padre con scudetti, coppe europee e intercontinentali. In quel momento era il numero uno per distacco. Nessun paragone tra Allodi e Paratici, anche perché il primo come spiegato, ha mietuto successi difficilmente replicabili, ma la pesantezza del palmares rimane per entrambi.
SI LAVORA PER L’INGLESE - Sembrava veramente chiusa la trattativa per Harrison e invece ancora non ci siamo. Si discute sul carattere del prestito, obbligo o diritto, e la questione non è un dettaglio. Si respira però ancora ottimismo sul pianeta viola per la positiva soluzione del caso. Non è crack, ma è sicuramente un ottimo esterno che grazie ad un intensità stile Premier potrà essere molto utile a Vanoli. Poi ci sono gli altri perché la Fiorentina deve prendere un difensore come minimo e un centrocampista per dare più sostanza al centrocampo. Inoltre ci sono quelli destinati a fare le valigie. Non sarà un rivoluzione, ma il 2 febbraio vedremo una Fiorentina diversa, quantomeno nei volti. Speriamo anche in campo.