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Paratici convince e rompe con il passato. Una cultura da costruire dopo aver messo in moto il carrarmato

di Tommaso Loreto

Sono già fioccati i meme sul nuovo ds viola, molti riferiti a quel carrarmato dentro il quale calarsi per uscire dalle paludi della classifica. Ma ironia a parte il nuovo dirigente parla come un libro stampato, non è difficile farsi convincere dalle sue idee e dai suoi toni, più complicato semmai capire come e quanto (nel tempo) riuscirà davvero a portare in casa viola un metodo che in passato ha certamente funzionato.

Rottura col passato
Intanto però Paratici mette in chiaro parecchi aspetti, sottolinea l'autonomia in ambito sportivo e rilancia un concetto di atmosfera, di cultura, da costruire in un mondo viola dove troppe volte si è deciso di ricominciare da capo. Ma soprattutto si espone a critiche e divisioni che certamente incontrerà nel suo lungo percorso in viola, le richiama persino, laddove sono – dice – fonte di motivazione. Un diverso approccio lontano anni luce da come ha vissuto questo club qualsiasi recriminazione, certamente da mettere in atto nei momenti bui, ma pur sempre apprezzabile.

Il modo di fare il proprio lavoro
E' sul fronte della mentalità che il lavoro di Paratici può già esser all'inizio, nel suo riferimento al “voler fare le cose al 100%” e “volerle al 100%”. Nella differenza tra il compito da svolgere e l'andare oltre i propri limiti sta il margine di crescita che è lecito attendersi dal neo ds viola, chiamato ad operare in autonomia e senza troppi bisogni di fili diretti con la proprietà. Calcio e tutto ciò che ruota intorno, ecco di cosa si occuperà Paratici, ecco perché si può attendere di vederlo all'opera con una buona dose di ottimismo

Richiamo al presente
E poi il richiamo al presente, fatto di una salvezza e di una mentalità che ancora il mondo viola non ha assimilato. Paratici lascia il palcoscenico al tecnico (“il re leone dello spogliatoio”) ma fa già intendere che non possono esserci alibi, chiamando in causa anche singoli del calibro di Kean e Fagioli e anticipando l'inserimento di Rugani. Una gestione, la sua, che andrà sulla squadra del domani ma che necessariamente deve ristabilire quella di oggi. Perchè prima ancora d'immaginare quella Fiorentina futura che Paratici prova a tratteggiare tra bellezza, brand fiorentino ed internazionalità serve innanzi tutto salvarsi, e cominciare a farlo battendo sabato il Torino.


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