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Prima un sogno, poi un peso. La Fiorentina e la Conference: una storia senza lieto fine

di Ludovico Mauro

Meno tre giorni all’impegno europeo, quello che da quest’anno pare avere un sapore diverso. Eppure, nei sette anni di Rocco Commisso alla presidenza del club, la Conference League ha simboleggiato sempre la coppa di punta per la Fiorentina. Un obiettivo non affascinante quanto quelli che la piazza desidera, ma inseguito per tre anni consecutivi, con due finali e una semifinale, ma soprattutto la percezione di poter trionfare per davvero. A questo giro, invece, la sensazione di approccio al terzo torneo UEFA è assai differente.

Il sogno cullato e accarezzato
Dalla prima stagione con Vincenzo Italiano all’ultima con Raffaele Palladino: la Conference, in un modo o nell’altro, c’è sempre stata. Dopo un biennio da salvezza, la Fiorentina dell’era Commisso rialza la testa e ambisce a tornare protagonista dove le compete, in Europa. I viola non vanno mai oltre la qualificazione alla già menzionata Conference, ma la giocano per vincere tutti gli anni. Arrivano due finali, e con esse la voglia matta di tornare ad alzare un trofeo che è a portata di mano, mentre al terzo tentativo è solo semifinale. Com’è andata a finire è storia nota, l’amaro in bocca lasciato da Praga, Atene e Siviglia è ancora palpabile, ma le emozioni che il pubblico viola è tornato a provare dopo tanti anni rimangono indelebili.

Una tradizione non rinnovata
Al quarto tentativo, invece, le cose vanno diversamente. La Fiorentina costruita in estate voleva azzannare tutto, Serie A e campo internazionale, con soprattutto quest’ultimo che doveva diventare terreno fertile per una vittoria tanto agognata da ormai tre stagioni. Le chiacchiere che si facevano in estate una volta scoperte le 36 partecipanti riecheggiano ancora forte, con la sensazione comune che potesse davvero essere l’anno della Fiorentina. Poi il cammino in campionato si è messo di mezzo, la classifica tortuosa e lo sprofondamento nelle sabbie mobili della salvezza hanno compromesso l’approccio alla coppa europea fino a farla diventare un intralcio. Oggi, a tre giorni dall’andata del playoff, Vanoli pare intenzionato a risparmiare buona parte dei suoi titolari per lo scontro diretto col Pisa di lunedì prossimo. Dando alla Conference, dunque, un peso diametralmente opposto a quello che ha avuto in questi anni per una tifoseria che sognava di tornare grande.


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