Quale Kean aspettarsi dopo la sosta? Tra il fastidio alla tibia e l'esclusione con l'Italia: ecco come sta Moise
Nell’ennesimo disastro dell’Italia, che ieri sera contro la Bosnia ha perso ai rigori per la terza volta consecutiva la possibilità di partecipare ad un mondiale di calcio, il nome di Moise Kean è probabilmente uno dei pochi a salvarsi, tra tutti quelli dei giocatori scesi in campo in queste due gare. I numeri del classe 2000 in azzurro sono a dir poco incredibili e parlano di 13 goal realizzati in 13 partite disputate dal primo minuto con sei marcature consecutive dopo quella, purtroppo ininfluente, di ieri in casa dei bosniaci.
Sostituito per scelta tecnica
Kean, che al di là della rete è stato l’unico a mettere in continuo apprensione la linea difensiva avversaria con le sue qualità di attacco alla profondità in velocità (che per poco non lo portavano a assegnare una doppietta incredibile) e di fisicità, è stato sostituito al 72' dal c.t. Gattuso per quella che a tutti gli effetti è stata una scelta tecnica e che nulla ha avuto a che fare con il riacutizzarsi di un problema alla tibia per il giocatore viola. Scelta alquanto discutibile dunque, visto quanto stava facendo Moise e quanto poi poco ha fatto Pio Esposito inserito al suo posto, rigore sbagliato a parte.
Un problema da gestire
Ovviamente poi stamattina in tutto l’ambiente viola si è creata apprensione per via di un’ipotesi appunto di nuovi dolori alla tibia per l’ex Juventus. Proprio quella tibia a cui Kean si era infortunato subendo un colpo il 26 febbraio nella sfida casalinga di Conference League contro lo Jagiellonia e che lo aveva tenuto fuori per 12 giorni, facendogli saltare due partite con la Fiorentina. La verità è che un fastidio tuttora per Kean continua a persistere, ed è per questo che il ragazzo va in un certo senso gestito. Ieri dunque, non c’è stata alcuna ricaduta, ma piuttosto oltre a questo problema di natura fisica per Moise, così come per tutti gli altri componenti della rosa dell’Italia, si è aggiunta la pesante mazzata psicologica derivata dalla non qualificazione al Mondiale che potrebbe avere ripercussioni anche sulla stagione con i rispettivi club.