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Sos scontri diretti: i numeri della Fiorentina contro le 'piccole' lasciano un interrogativo. E Vanoli studia un piano gara diverso

di Alessandro Di Nardo

L'allarme l'ha lanciato lo stesso Paolo Vanoli dalla sala stampa del Franchi: "Dobbiamo capire velocemente che contro le squadre della nostra zona della classifica non abbiamo fatto punti e per noi quelli sono oro: anche se sei la Fiorentina devi giocare”. Una frase, un Sos, su una condizione di inferiorità che la Fiorentina manifesta da inizio stagione contro quelle che - la speranza è che da un paio di mesi l'abbiano capito tutti dalle parti del Viola Park - sono a tutti gli effetti dirette concorrenti. Quando sono già ventidue le giornate in cascina, i numeri possono mentire ma fino a un certo punto: dei diciassette punti dei viola, soltanto 7 sono arrivati contro squadre invischiate nella lotta salvezza (appena una vittoria, a inizio gennaio, con la Cremonese). Per il resto tante delusioni - l'ultima sabato, col Cagliari, ma sono tornati con tre punti dal Franchi anche Lecce e Verona.

E sono soprattutto queste ultime due le partite che preoccupano di più anche in vista di ciò che verrà: perché i due ko contro due delle squadre su cui De Gea e soci dovranno fare la corsa dovranno essere riscattati nelle rispettive gare di ritorno, entrambe fuori casa (al Bentegodi nel weekend del 4 aprile, al Via del Mare due settimane dopo). Il mese di aprile si prospetta quindi da lacrime e sangue, con buona pace di chi credeva che la questione salvezza sarebbe stata archiviata in meno tempo: a oggi è infatti pura utopia pensare che la Fiorentina possa cavarne le gambe prima di maggio, anche perché nessuna delle rivali pare lasciarsi andare (il Pisa ad esempio, ultimo in classifica, ha messo su un mercato da più di 30 milioni spesi).

Verona, Lecce, Cagliari in casa, ma anche il ko di Parma. La buona notizia è che contro i sardi almeno la Fiorentina è parsa sul pezzo, capace di reagire. La cattiva è che il trend con le piccole suggerisce un problema strutturale: questa squadra ha enormi difficoltà nell'affrontare un blocco basso. Lo ha fatto capire lo stesso Vanoli sabato in conferenza: serve una soluzione diversa quando si affrontano squadre che si trincerano nella propria area di rigore, basta vedere come Yerry Mina e Luperto, due bucanieri abituati a navigare in queste acque, hanno bullizzato Piccoli e soci (all'andata anche per Kean scena muta). Una variazione nello spartito che andrà studiata anche coi nuovi giocatori - la gara col Como, con Piccoli che dovrebbe riposare e Kean ancora ai box, può essere un test utile -. C'è la necessità di essere meno prevedibili in una manovra che spesso è scolastica e statica. Serve insomma un piano B, per evitare la B.


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