Vanoli vs Conte: l'allievo, il maestro e l'arte della 'sofferenza'. La tabella lo dice: per salvarsi la Fiorentina deve trovare punti insperati
5 vittorie e 6 pareggi, da fare in 16 partite. Attingiamo ancora dalla 'tabella' stilata dal Dg Alessandro Ferrari a inizio gennaio: "Con 7 vittorie e 8 pareggi ci possiamo salvare". Da quel giorno in campionato sono arrivati due pari, Milan e Lazio, due vittorie, Cremonese e Bologna, una sconfitta, col Cagliari. Quindi, otto punti in cascina, 21 ancora da prendere. Undici gare delle rimanenti sedici in cui la Fiorentina dovrà quantomeno evitare la sconfitta, missione tutt'altro che scontata. Analizzando poi il calendario, pare evidente un altro aspetto: Napoli fuori casa, poi Inter in casa, Lazio (o quello che ne rimane) al Franchi, per concludere con un ciclo da mani nei capelli, Roma (all'Olimpico), Juventus (allo Stadium), Atalanta (in casa) nelle ultime quattro - in mezzo anche un potenziale scontro salvezza col Genoa -. Per evitare di arrivare a maggio con le palpitazioni (in questo momento sarebbe quasi un miracolo) la Fiorentina è chiamata a trovare punti laddove non sembrava possibile.
E quindi, magari, anche in casa dei campioni d'Italia: sabato al Maradona sarà il più classico dell'allievo contro il maestro, Paolo Vanoli che fa visita ad Antonio Conte, tante esperienze, dal Chelsea alla Nazionale fino all'Inter, in cui il primo è stato il fedele scudiero del secondo. E in cui, gioco-forza, il secondo ha influenzato il primo, come idee ma anche come atteggiamento, un coinvolgimento quasi viscerale in ogni partita, fino a riportare conseguenze visibili anche nella mise e nella faccia con cui entrambi si presentano ai microfoni dopo il fischio d'inizio, stravolti, provati, simili a protagonisti di disaster movie consumati dalla fatica. Due soli i precedenti, risalenti entrambi all'anno scorso, doppia vittoria senza problemi del Napoli del quarto Scudetto contro il Torino.
Vanoli conosce benissimo Conte e cosa lo aspetta. Il clima da 'noi contro tutti' creato, sia ai microfoni che nello spogliatoio, dal tecnico pugliese. Sa che troverà un Napoli a terra dopo la delusione di Champions, con tredici (? almeno) infortunati e sa che la classifica e il calendario impone ai suoi quantomeno un 'giant-killing', un risultato a sorpresa, una 'macchia' sulla schedina come si diceva una volta. E quindi, al di là della necessità di raddrizzare gli scontri diretti con Verona e Lecce (tutti da giocare fuori casa) ci sarà da prendere lo scalpo anche di una big. C'era quasi riuscito due settimane fa col Milan, poi ancora quel problema, la difficoltà dello 'stare nella sofferenza', come ha detto post- Coppa Italia lo stesso Vanoli, con una frase e un tono che ha ricordato da vicino il suo maestro. La cultura della sofferenza, del vivere qualsiasi partita come se fosse un cilicio sulla schiena, viene proprio da lui.