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Gabriele Pin: "15 ore in auto, le mani viola dal freddo: la mia fuga dall'Iran. Firenze? Anni bellissimi"

di Redazione FV

Gabriele Pin, allenatore dell'Esteghlal, squadra iraniana ed ex vice allenatore viola ai tempi di Prandelli, è stato intervistato a La Gazzetta dello Sport per raccontare la sua fuga dall'Iran nel momento in cui sono iniziati i bombardamenti da parte degli americani. "Ero diretto a Dubai perchè avevamo un paio di giorni liberi. Qualche giocatore era rimasto a Teheran per partire da lì. Uno di loro mi scrisse: 'Mister, cosa sta succedendo? Ci hanno fatto scendere dall’aereo. La gente scappa. Ho visto cadere dei missili'. Erano quelli che avrebbero ucciso Ali Khamenei, la guida spirituale. Usa e Israele avevano cominciato a bombardare l'Iran. Una bomba è esplosa anche a 20 chilometri da Esfahan". 

Come siete riusciti a scappare? 
"Ero con il preparatore dei portieri, Branko. Siamo tornati di corsa in albergo, fatto una valigia e siamo saliti su un van del club che ci ha portato verso il confine turco. Importante anche l’aiuto di Nicholas, un agente italiano. Ci abbiamo messo due ore per uscire dalla città perchè i negozi e le pompe di benzina erano stati presi d'assalto per far provviste. I ragazzi avevano invaso le strade per festeggiare, perché era arrivata la notizia della morte di Khamenei. Tutte le comunicazioni erano saltate. Non potevo chiamare casa per tranquillizzare i miei familiari". 

Quanto ci avete messo per arrivare al confine? 
"Più di 15 ore, tutte di fila. Gli autisti non volevano fermarsi per riposare. Appena ho visto che al mio gli ciondolava la testa, lo tenevo sveglio. Abbiamo fatto 2600 km di viaggio. A ogni benzinaio, c'erano 3 km di fila. Siamo partiti con 28 gradi, siamo arrivati a -18. Le mani erano diventate viola. Mi chiesero il passaporto, ma non riuscivo a prenderlo dal giaccone. Avevo le dita ghiacciate. Me lo hanno dovuto sfilare loro". 

Avete avuto problemi ai controlli? 
"Qualcuno, risolto però con qualche banconota. Io però non ho pagato. Un soldato mi fa: 'Coach Esteghlal?' Con loro avevo vinto uno scudetto che aspettavano da 9 anni. 'Posso foto?'. Fammi tutte le foto che vuoi, ma lasciami passare. Oltre il confine abbiamo preso i pulmini del Vanspor, club turco contattato dal mio. Ci hanno portato nella città di Van. Eravamo distrutti, ma invece di dormire, io e Branko abbiamo acquistato su Internet due biglietti aerei per Istanbul. Siamo partiti subito e da lì siamo arrivati a Bologna". 

L'incubo è finito?
"Per noi sì, non gli amici ad Esfahan. I persiani sono splendidi, dolci, generosi e colti. Ci sono tantissimi giovani. C’era un ragazzo che lavorava nel mio albergo e, finito il turno, tirava fuori i libri e studiava a un tavolino. Una volta mi raccontò piangendo: 'Mi mancano due esami di Ingegneria. Sogno di viaggiare e di trovare un bel lavoro, ma non mi fanno uscire da qui'. Il peggio è avvenuto a dicembre".

Un momento bello condiviso con mister Prandelli?
"Gli anni vissuti a Firenze: la risalita da -15, la Champions, le vittorie sul Liverpool, la qualità del gioco, l’empatia con la città". 


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