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Buon viaggio Presidente, abbiamo tutti perso una grande occasione

di Tommaso Loreto

Caro Presidente, voglio continuare a chiamarla così, ricordando che dopo un certo momento anche solo “Rocco” non le piaceva più di tanto. Da quando avevamo smesso di vederla in città erano tante le voci che circolavano sulla sua salute, e seppure la tutela della sua privacy fosse prioritaria era impossibile non preoccuparsi. Sapere che non stava bene era un'ulteriore preoccupazione in una stagione di tante paure, dopo anni in cui la sua presenza era una costante a prescindere da cosa avveniva in campo. Oggi durante una lunga diretta in radio è stato proprio il termine speranza che mi ha colpito, perché la sua storia con la Fiorentina era nata sotto un'alluvione di speranza.

Speranza di tornare in alto, speranza di rompere l'egemonia di molte big, speranza di vincere qualcosa dopo troppo tempo che non accadeva. Posso solo immaginare quali e quante fossero le sue di speranze, all'ingresso in un mondo del calcio, quello italiano, lontano da quello conosciuto in America. Ecco la sensazione che mi resta addosso dopo una giornata triste come quella appena passata è quella di tante speranze cadute di fronte a realtà diverse. Auspici che si sono scontrati contro le incertezze dello sport e del calcio, o contro le difficoltà strutturali di un paese dove pensare alle infrastrutture è tutt'altro che semplice, gli stessi auspici, però, che pure gli appassionati di Fiorentina sognavano di vedere realizzati magari attraverso scelte e decisioni diverse. 

Una lunga disillusione su entrambe le sponde, che lentamente ha increspato il suo rapporto con Firenze e con chi ama la Fiorentina, alimentata anche dalla mancata comprensione del sentimento e delle particolarità di questa città. Ecco, quel che più mi è dispiaciuto veder venire meno era quella sintonia scoccata fin da subito, quella compattezza che le sue idee, tramutate diversamente, e il calore della piazza, che avrebbe potuto regalarci grandi soddisfazioni. Certo, nessuno nega che ci siano stati momenti belli, e che l'obiettivo di riportare una coppa a Firenze sia stato anche vicino, ma nel proseguire lungo una strada di poco ascolto di quel che erano le recriminazioni, o la scarsa gestione del dissenso vissuto troppe volte come inimicizia piuttosto che sana critica, l'ha allontanata dal modo di essere di questa città, certamente spigolosa, ma al tempo stesso incapace di star lontano dalla propria squadra e per questo onnipresente.

Avevamo tutti una grande occasione Presidente, anche noi che ci siam ritrovati in disaccordo e inevitabilmente in contrasto con alcune sue tesi e alcune sue reazioni diverse da quelle conosciute nei primi giorni della sua avventura in viola. E dispiace oggi prendere atto che quella grande occasione non ha dato i frutti che poteva regalarci. Ma non è questo il momento per analisi di questo tipo, peraltro già avviate in tempi non sospetti, perché in queste ore quel che resta è il silenzio e la perdita di un uomo sulla cui passione per il calcio e per la Fiorentina non si può dubitare. Una passione che personalmente avevo scorto subito, quando ebbi la fortuna di seguirla da vicino nelle prime partite della sua Fiorentina in America in occasione dell'International Champions Cup. Una passione che lei ha sempre messo e rivendicato, ma anche un progetto sportivo che credevo avrebbe voluto sviluppare diversamente. Cercando un po' meno lo scontro e raccogliendo con più elasticità mentale le critiche di chi (tifosi o opinione pubblica) chiedeva cambiamenti per il solo bene comune della Fiorentina.

Ci sarà tempo e modo per interrogarsi sul futuro che attende lil club, e di ricordarsi del valore del suo lascito chiamato Viola Park, ma in questo momento a prescindere dalla distanza di vedute che anche su queste pagine abbiamo rivendicato conta solo il silenzio, il suo ricordo e il dolore per la perdita di un uomo che per la Fiorentina si è speso moltissimo

Buon Viaggio Presidente


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