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C'è la Conference: godetevela finché non vi toglieranno anche quella!

di Stefano Prizio

Periodicamente qualcuno si sveglia e lancia un allarme per il calcio che muore a causa di questo o quello, una volta si tratta dello strapotere dei procuratori, un’altra della violenza del tifo o degli errori arbitrali che evidentemente il Var non riesce ad escludere (o per meglio dire non esclude le polemiche legate agli arbitraggi). Tuttavia il vero pericolo, anzi la tendenza che però per alcune scuole di pensiero non è un rischio, ma solo un’ineluttabile destino  è la gentrificazione, è insomma l’elitizzazione ovvero la tendenza nella società turbo capitalista a rendere il calcio uno spettacolo fruibile a costi sempre più alti e quindi da un numero sempre minore di persone, come in tema di urbanistica è la tendenza ad espellere letteralmente le persone meno abbienti dai centri storici o comunque dalle zone più belle delle città per trasformarle in oasi ad uso dei milionari, Firenze, malgrado le sue amministrazioni a presunta trazione sinistra, nel cui centro storico impazzano alberghi, negozi di lusso e abitazioni per soli ricchi, è un esempio plastico di tale andamento che sta modificando le più belle città italiane.

C’è chi chiederà cosa c’entrino  tali discorsi il giorno della gara di ritorno col Rakow per la Conference. Ci spieghiamo con un’ esortazione:  se la competizione europea minore non vi pare la priorità, se la coppa portaombrelli vi sta sullo stomaco, se non potete soffrire il piccolo torneo dei bar sport del vecchio continente, se, ancor peggio, vi sentite superiori perchè la Fiorentina è di più per diritto di nascita e sollevate sdegnosetti il vostro nasino snob. Ebbene, cercate di godervela lo stesso poichè magari tra qualche anno non vi toccherà manco questo! Dove la capra è legata, là deve pascolare, diceva lo scrittore francese Guillaume Bouchet.

Si prenda il caso del Como che dopo la sconfitta patita dai viola il giorno di S.Valentino, nelle successive sei gare ha saputo vincere con Juve, Lecce, Cagliari e Roma, pareggiando con entrambe le milanesi e porsi saldo al quarto posto in classifica. Ma c’è del marcio in Danimarca, come diceva Shakespeare e ribadiva Totò, e a ben scrutare i conti della società lariana come ha fatto il sempre ottimo Salvatore Napolitano qualche tempo fa, si scopre che la squadra fu acquistata dai plurimiliardari Hartono nel 2019 per soli 220mila euro e portata a forza di ricapitalizzazioni e ripianamenti dei conti ad essere uno dei club che spende di più in serie A, ma cotanto sforzo, al di là degli evidenti e innegabili meriti sportivi, potrebbe essere solo il supporto a ben più prosaiche mire immobiliari in quel del lago di Como, già regno di gentrificazione spinta, provate infatti a cercare un quartierino popolare con vista lago e qualche negozio di vicinato a breve tiro.

Operazioni immobiliari come qui in riva al fiume marrone dove l'adeguamento dello stadio Franchi, immaginando che davvero la Fiorentina finisca per metterci gli 85 milioni di cui si è parlato, costerà poco meno di 300 milioni di euro. Ora, se si  considera che l’edificazione del celebre e avveniristico Allianz Arena costò 340 milioni nel 2005 (diciamo oltre 400 al cambio attuale), sembra assurdo pensare di aver speso quasi 300 milioni per un impianto che una volta ammodernato resterà uno stadio del 1931, progettato da Nervi e pagato dal marchese Ridolfi. Tutti questi milioni poi da qualche parte il club e il comune che li hanno spesi dovranno pur recuperarli almeno in parte, quindi è per lo meno prevedibile che si rifaranno sul costo dei biglietti. Su di voi… spingendovi pian piano sempre più fuori dallo stadio, gentrificazione appunto.

Come detto è questa la strada imboccata da chi detiene il capitale, l’obiettivo quindi  è asciugare la parte ‘sportiva’ dello sport stesso privilegiandone il lato spettacolare, via lo sport resta il prodotto vendibile( e si vende meglio in tv che dal vivo), come in certa cucina si disitrata e liofilizza la materia prima. Ecco perchè la comunicazione anche nel calcio è ormai affidata agli house organ, agli uffici stampa che la asciugano di ogni dubbio ed eccezione, non a caso negli States il magnate Bezos chiude il Washington Post ed anche il New York Times farà a meno della redazione sportiva e non è un caso se anche in Italia, Firenze compresa, la narrazione abbia una voce sola, acritica, divenuta sola  propaganda, anche a cagione dell’auto censura prudenziale di molti giornalisti. A molti va persino meglio così, poichè la narrazione ridotta ad una lunga serie di tweet è basica e favorisce i pigri dispensandoli dall’onere del pensiero e dell’elaborazione.

Piegato anche lo sport alle logiche del capitale il mondo s’avvia nella medesima direzione: omologazione, semplificazione, rincitrullimento delle masse e così tutto può piegarsi nella logica di questo sport ‘desportizzato’, persino la natura. Perciò anche se un paese è nel deserto potrà ambire ad ospitare i giochi asiatici invernali, basta solo costruire ex novo una città come Neom, il progetto che sta realizzando l’autarchia di Bin Salman in Arabia Saudita, una città non  già radiocentrica, ma un lungo serpentone di 170 km, città privata, digitale e governata  dall’intelligenza artificiale naturalmente che sarà abitata da un’elite e da quelli che l’elite riterrà utili, proni, funzionali. Quindi finendo  dopo cotanto pippone: stasera sarà pure un torneo minore, ma finchè il pallone sarà un fatto umano per essere umani chiamato sport, giocato in un luogo abitato e governato da uomini, godetevelo! Perché a breve ci toglieranno anche quello.


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