Contro la Lazio tre punti per forza, lo dicono il calendario e la quota-salvezza. Il rientro di Kean e Parisi è una garanzia: Piccoli, Gosens e Harrison, proprio non ci siamo...
La Lazio non è il Crystal Palace e con questa banale osservazione ci avviciniamo a una partita che per la Fiorentina può diventare quasi risolutiva. Nella stessa giornata le squadre che in classifica sono alle spalle dei viola hanno in programma gare con un grado maggiore di pericolosità: ieri il Pisa ha perso all’Olimpico contro la Roma; oggi alle 15 lo scontro diretto Cagliari-Cremonese in Sardegna e alla stessa ora Torino-Verona; infine domani alle 18 Bologna-Lecce.
Basando un conto, inevitabilmente approssimativo, sulle stagioni scorse, quest’anno la salvezza può arrivare anche al di sotto di quota 38.
Nel campionato 21-22 la Salernitana rimase in A con 31 punti quando alla 31a giornata, quella di oggi, il Cagliari era quart’ultimo con 25. Nel 22-23, Lecce salvo con 36 mentre Spezia e Verona finirono allo spareggio con 31 punti, e alla 31a lo Spezia quart’ultimo ne aveva 27. Nel 23-24, Cagliari ed Empoli salvi con 36 punti e alla 31a il Verona era quart’ultimo con 27. L’anno scorso, Lecce ancora in A con 34 punti quando alla 31a, sempre da quart’ultimo, ne aveva 26.
Se, prendendo come base questi ultimi quattro campionati, facciamo una media doppia dei punti alla 31a giornata e a fine campionato saltano fuori queste cifre: la media di chi occupava il quart’ultimo posto alla 31a è di 26,2 punti, la media della salvezza alla 38a giornata è di 34,2, con una sola anomalia per la stagione 22-23 quando il Verona rimase in A con 31 punti ma dopo lo spareggio vinto contro lo Spezia.
Morale: se la Fiorentina batte la Lazio sale a 35 e, se i precedenti hanno un senso, arriva davvero a un passo dalla salvezza.
I tre punti di forza
La Lazio si può paragonare (fino a un certo punto...) alla Fiorentina per la stagione disagiata che sta trascorrendo. Le ragioni sono differenti: a Formello è in atto da mesi lo scontro Lotito-Sarri, scontro che ha svuotato l’Olimpico; a Firenze il disagio è solo (solo si fa per dire) nel disastro tecnico della squadra. Che adesso ha il dovere di proseguire la sua corsa verso la salvezza ricordando però che non è ancora fuori dai guai. Basta dare un’occhiata al calendario per capire che una partita come quella di lunedì, contro una squadra che ha la testa da un’altra parte (semifinale di ritorno di Coppa Italia), va sfruttata in pieno. Dopo la Lazio i viola giocheranno a Lecce e per i salentini può essere l’ultima occasione per risalire e al tempo stesso risucchiare un po’ più giù la squadra di Vanoli. Fra l’altro prima della trasferta in Puglia, la Fiorentina giocherà il ritorno dei quarti di Conference contro il Crystal Palace e ripetere la partita di Londra sarebbe alquanto sgradevole. Dopo Lecce, al Franchi arriverà il Sassuolo e questa è l’ultima partita contro un avversario che non ha altre ambizioni se non quella di chiudere fra gli applausi una bella stagione. Il finale è pesante: la Roma all’Olimpico, il Genoa a Firenze, la Juve a Torino e l’Atalanta di Palladino al Franchi.
Piccoli/Kean, Gosens-Harrison/Parisi
La partita di Londra ha reso ancora più chiaro quanto siano importanti Parisi e Kean per questa Fiorentina. Cominciamo dal centravanti: con Piccoli, il sostituto dell’ex juventino, non ci siamo proprio. Non solo perché sta segnando poco (anzi, pochissimo), ma per come sta in campo, per come si muove e per quanto (non) aiuta la squadra. È alto un metro e novanta, pesa poco meno di ottanta chili, eppure è sempre in terra. O sbaglia la postura nei contrasti, o sbaglia il tempo, o sbaglia il controllo della palla, ma il suo contributo è davvero troppo limitato. Quanto meno Kean mette in apprensione i difensori per quanto ruggisce in campo. Contro la Lazio, Moise dovrebbe riprendere il suo posto.
L’assenza di Parisi complica ancora di più il lavoro di Vanoli la cui intuizione (lo spostamento dell’ex empolese dal ruolo di terzino sinistro a quello di ala destra) è stata una delle idee vincenti del per ora breve rilancio della Fiorentina. Al posto di Parisi gioca Gosens come terzino sinistro o Harrison come ala destra, ovvero due calciatori che stanno dando pochissimo alla Fiorentina. In questa stagione Gosens non ha mai sfiorato il rendimento brillante e continuo dell’anno scorso, ha perso forza e resistenza.
Harrison, almeno fino a questo momento, è un giocatore che non incide, non salta l’uomo, non conclude, corre tanto, questo è vero, ma anche giovedì sera si è visto solo quando ha lanciato Dodo nell’azione della traversa di Fabbian. Se si pensa che dall’altra parte, sulla fascia sinistra, stiamo assistendo all’involuzione per certi aspetti inspiegabile di Gudmundsson, si capisce come l’attacco sugli esterni, voluto da Vanoli, sia diventato inefficace e improduttivo. Anche Parisi dovrebbe farcela, per cui l’allenatore sceglierà chi, fra Gosens e Harrison, è quello che può garantire un contributo seppur minimo. È una scelta alla... meno.