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La decadenza viola parte da lontano

di Stefano Prizio

La povera Fiorentina scivola lenta verso la retrocessione in un clima surreale tra chi ha ormai digerito la realtà e chi ancora s’affanna a sostenere che la salvezza giungerà infine ad arridere ai gigliati, per grazia e per diritto di nascita.Infatti in questa decadenza viola taluni cercano  di eludere il principio di realtà proprio come nel romanzo di Oscar Wilde l’illuso Dorian si crogiola stolidamente nel suo bell’aspetto che nasconde il marcio, così la Fiorentina illusa della sua presunta superiorità tecnica gioca ancora come se non fosse immersa in pieno nel pantano della zona retrocessione:’ State tranquilli che la squadra è la più forte tecnicamente nel lotto delle ultime’ così predicano i fideisti, una scemenza poichè il calcio non è solo tecnica, ma un’alchimia di fattori e alla Fiorentina costruita l’estate scorsa e rabberciata in modo approssimato in gennaio, quel che difetta non è la tecnica, ma il cuore.e forse anche una conduzione tecnica adeguata.

A ben guardare il declino inizia da lontano e la classifica di quest’anno, compresa la concreta possibilità di finire in serie B, ne è solo una delle manifestazioni. Su queste pagine avevamo suonato l’allarme per tempo già un paio di anni fa, anzi fin dal principiare funesto dell’alba americana quando promesse faraoniche ancora  rimbombavano a titillare i sogni proibiti dei tifosi, a quel tempo l’Atalanta dei Percassi aveva già sopravanzato la Fiorentina, ma non lo avevano ancora fatto Bologna e Como, però che sarebbe presto accaduto sembrava logico almeno a chi non si lasciava  ottenebrare dal tanto colore e dalla propaganda che l’erigendo Viola Park sarebbe stato rimedio per ogni male.

E infatti con tutto che il centro sportivo è sorto, fin troppo grande e troppo costoso per un club come la Fiorentina, in questi anni anche il Bologna dei Saputo e adesso il Como degli Hartono( che due anni fa era in serie B) non solo veleggiano davanti ai viola in graduatoria, ma anche nelle previsioni annuali al netto del mercato, adesso sono Bologna e Como che puntano alle coppe, la differenza tra queste e la Fiorentina è che dietro a quei club s’intravede un progetto sportivo, mentre nella Fiorentina, come abbiamo detto più volte, al di là delle aspirazioni immobiliari c’è poco o nulla:’ ma adesso c’è Paratici!’, rispondono i talebani della fiducia ad oltranza, già c’è Paratici! Che è un bravo dirigente, ma non basteranno i cori osannanti che già si sono uditi dalla tribuna (unico esempio di cori lodanti preventivi a un dirigente nel pallone un altro record di cui andar fieri al Franchi) per farne un miracoloso santone risolutore d’ogni problema. Ma comunque sia da un po’ di tempo in qua è tutto un nominar Paratici come fosse una giaculatoria del rosario e giù con: "Ma c’è Paratici, ci pensa Paratici, Iddio ci conservi Paratici… Para para para, tici, tici, tici" che pare il conte Lamberto di Gianni Rodari il nobile a cui viene prolungata la vita ogni qual volta si pronunci il suo nome. 

Paratici il deus ex machina, l’uomo solo e forte al comando che s’intesta tutti i problemi e li risolve la cui acritica adorazione è un’antica e deleteria tentazione dei pigri e degli inetti. Tant’è che a dire il vero ad alcuni pare strano e inspiegabile come non sia bastato il magnetico sguardo di Paratici e l’imposizione dei suoi sacri palmi sui calciatori viola per condurli alla certa vittoria col Torino.

Intanto Paratici, dopo aver concluso il mercato invernale con scelte discutibili, si trova, assieme al novello presidente Joseph, dinanzi al primo vero bivio della sua nuova esperienza fiorentina, con diciotto punti,  quattordici sole partite alla fine del campionato e la panchina di Vanoli che pencola vistosamente, bisogna decidere se tentare una mossa disperata per correggere la china inesorabile che conduce alla retrocessione, mossa che può essere non solo il cambio ex abrupto dell’allenatore, ma anche l’affiancamento dello stesso con un uomo che gli dia consigli, coraggio  e sicurezza, per fortuna la storia viola è piena di nomi blasonati provetti e soprattutto sinceramente affezionati alla maglia e pronti ad accettare eventualmente una proposta viola. Vedremo subito se nel nuovo corso viola qualcosa è cambiato davvero, vedremo quindi se Joseph e Paratici sapranno agire con prontezza, chi dà al bisognoso con prontezza dà due volte dice il drammaturgo romano Publio Sirio.


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Giovedì 12 febbraio
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