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Svolta fondamentale a Verona, non facciamo gli schizzinosi. Testa più libera e Conference da gustare: è bastato l’arrivo di un uomo di calcio… L’Europa League cambierebbe i piani di mercato, ma la vera rivoluzione dovrà essere interna

di Angelo Giorgetti

Dimenticabile a Verona, ma con tre punti fondamentali: possiamo commentare con un gigantesco ‘chi se ne frega della prestazione’? Vogliamo forse sottilizzare? Perché quando ci va ci vuole, rischiamo di dimenticarci dov’era finita la Fiorentina alla fine di dicembre, quando perfino i gufi svolazzavano sazi altrove perché il lavoro era già fatto, mai nessuna squadra in serie A era riemersa da quella penosa situazione in classifica.

Io sono stato sempre abbastanza ottimista e per trovare conferma basta scavare nell’archivio del Web, mica perché avessi spiattellata chissà quale verità in più rispetto agli altri, ma solo la certezza che la Fiorentina ospitasse nella propria rosa una qualità diffusa che le altre concorrenti laggiù in fondo si sono sempre sognate. Bastava che alcune di loro si accendessero anche a rotazione - le individualità - per recuperare terreno. Così è successo e il cambio di marcia da gennaio (23 punti su 32, il 72 per cento del totale) conferma il buon lavoro di Vanoli è l’importanza fondamentale di Paratici. E’ bastato l’ingresso di un vero uomo di calcio per riallineare puntini che avevano preso strade diverse? Ne sono sicuro e l’ho scritto altre volte nelle scorse settimane: sì, è ‘bastato questo’, una figura autorevole e rispettata che lavora in silenzio ha avuto il dono di incidere in silenzio avendo pregio di farsi ascoltare dai giocatori e, nello stesso tempo, ha fortificando la posizione dell’allenatore. E a salvezza raggiunta si aprirà un altro capitolo, il cui finale non è affatto scontato. I rapporti di forza saranno misurati con nuovi strumenti.

Ma per ora respiriamo e prepariamoci a un finale di stagione che avrà il vantaggio di essere vissuto con la testa più libera. La Conference è sempre stato un piano B, mica solo in questa stagione ma sempre, un cammino europeo accidentato soprattutto per le lunghe trasferte in posti improbabili, la modestia degli avversari fino agli scontri diretti, la bruttezza dei campi e l’impreparazione degli arbitri; ma quest’anno, considerato tutto, la Conference rappresenta un’opportunità pazzesca. Il livello delle avversarie non è mai stato così basso e una vittoria cambierebbe tutto, anche in prospettiva mercato, perché per partecipare all’Europa League il rilancio del club dovrebbe essere straordinario. Ricordiamo - per inciso - che il monte premi dell’EL è di circa 600 milioni, mica le bricioline Conference. Insomma, si comincerebbe finalmente a ragionare.

Andiamo oltre il futuro di Vanoli, al quale è dovuto il massimo rispetto per essere stato protagonista - soprattutto da quando è stato supportato da Paratici - di una ripresa evidente. Sempre con il massimo rispetto, sono convinto che a fine stagione le strade dell’allenatore e del club si separeranno in ogni caso. Anche in caso di vittoria della Conference? Sì. Questo non significa sminuire il buona lavoro di Vanoli, che fra le altre ha avuto alcune intuizioni evidenti (il recupero di Parisi, la fiducia data a Fagioli in un ruolo che il giocatore aveva mostrato di non gradire con Pioli, il rilancio di Ndour, la gestione del caso-Ranieri), ma stabilire una linea di rottura con il passato: logico che un nuovo direttore sportivo - avendo oltretutto un passato di primo livello - intenda cominciare un capitolo proprio scegliendo un tecnico in completa autonomia. Oltre all’entusiasmo, l’obiettivo è quello di riportare anche il gioco a Firenze. Ma un passo alla volta, prima pensiamo a questo finale di stagione light sul quale in pochissimi avrebbero scommesso, solo poche settimane fa.


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