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LADY VENUTI A FV, GUARITA DAL COVID-19 GRAZIE AI VIOLA. VI RACCONTO LA MIA ESPERIENZA

di Andrea Giannattasio

La pandemia da Coronavirus che ormai da oltre tre mesi sta stringendo nella sua morsa l’Italia e il resto del mondo permette talvolta di raccontare anche belle storie. Storie di chi ce l’ha fatta a sconfiggere un male tanto sconosciuto quanto subdolo e che adesso può tornare gradualmente alla vita di tutti i giorni. Chi c’è riuscita e ha trovato il coraggio di annunciarlo pubblicamente è Augusta Iezzi, blogger e fashion influencer (laureata in lingue e letterature straniere) nonché compagna del difensore della Fiorentina Lorenzo Venuti, che nella giornata di ieri sul suo profilo Instagram ha spiegato di essersi messa definitivamente alle spalle il Covid-19, dopo un mese vissuto non certo a cuor leggero, lontano dalla famiglia e con tanti pensieri per la testa. Una testimonianza che Firenzeviola.it ha voluto raccogliere, nella speranza che le persone ancora contagiate possano presto tornare a sorridere come lei.

Augusta, innanzitutto grazie per aver scelto di confidarti a Firenzeviola. Come stai?
“Adesso sto benissimo, ho ripreso la verve che avevo abbandonato negli ultimi tempi. Sono risultata negativa al tampone fatto pochi giorni fa e le analisi hanno confermato che ho sviluppato un numero molto alto di anticorpi che mi dovrebbero tenere al sicuro da una seconda ondata di contagio. Eppure ho passato attimi molto difficili”.

Quando è iniziato tutto?
“Verso la prima settimana di marzo ho cominciato a non sentirmi bene. Ho pensato che fosse una banale influenza, magari per il mio fisico credevo di essere più soggetta a malanni di stagione, poi però in un secondo momento la febbre si è alzata, ho cominciato a sentirmi molto spossata e sentivo il bisogno di rimanere a letto senza fare nulla. Anche l’appetito pian piano è scomparso e ho iniziato ad avvertire forti dolori alle ossa. Ma la cosa che mi ha fatto temere di più è stata un’altra…”

Quale?
“La gola molto secca, quello è stato il primo vero campanello d’allarme. In quel momento ho pensato davvero di essere stata infettata dal coronavirus. Fino all’ultimo ho sperato che non fosse così ma poi alla fine ho dovuto ricredermi”.

Il primo tampone quanto ti è stato fatto?
“Non è stato facile: quando stavo male avrei voluto farmelo per sapere effettivamente cosa avessi ma non mi è stato possibile. C’erano delle priorità e non solo io stavo male. Ho saputo che avevo avuto il virus quando mi sono sottoposta al test sierologico, che mi è stato fatto in un secondo momento e da lì è risultato che avevo per fortuna già sviluppato tanti anticorpi e che avevo avuto il virus in passato. Dopo il test ho fatto pure il tampone e sono risultata negativa. Aspetto adesso di fare con fiducia il secondo, ma so già di essere guarita”.

Quanta paura hai adesso di ammalarti di nuovo?
“I tanti anticorpi che ho sviluppato mi danno per il momento la speranza di non essere di nuovo contagiata. Non ne ho tuttavia la certezza, purtroppo. Gli scienziati ancora non sanno se gli anticorpi di cui sono in possesso possano proteggere in senso assoluto”.

Quanto è durata la tua malattia?
“Un mese circa, cioè da inizio marzo a inizio aprile, comprendendo il periodo che va dai primi sintomi a quando il malessere è scomparso: la tosse secca mi è venuta quando stavo già meglio e si è protratta per una settimana. Tuttavia il periodo in cui sono stata veramente male è stato solo la prima settimana del morbo”.

C’è qualcuno al quale devi dire grazie?
“Sicuramente allo staff medico della Fiorentina, al quale mi sono sempre appoggiata in quei giorni difficili. Il dottor Pengue e il dottor Serni sono state figure di riferimento e questo nonostante Pengue fosse ancora alle prese con i postumi della sua malattia da coronavirus: non mi hanno mai perso d’occhio e mi hanno dato una grande mano, anche se non sarei stata di loro competenza”.

Quanto hai sentito la mancanza della tua famiglia?
“Tantissimo, visto che non vedo i miei genitori da dicembre. Tuttavia se da un lato ho provato molta nostalgia di casa, dall’altro avevo il pensiero che stando insieme a loro avrei rischiato di contagiare anche chi mi è più caro. Meglio dunque aver aspettato la guarigione qui, è stata la scelta migliore”.

Cosa pensi che ti abbia lasciato un’esperienza di questo tipo?
“Sicuramente ho capito che tutti gli affetti sono importanti, anche quelli che provano a starti vicino da lontano. Mi rivolgo a chi adesso si trova nella condizione in cui ero io: spero davvero che possiate godere della vicinanza e del sostegno che ho avuto la fortuna di avere in questo mese così difficile. Ringrazio molto i miei genitori, mia sorella e anche i genitori di Lorenzo, che si sono preoccupati anche solo con un messaggio o una telefonata. Ho capito davvero chi sono le persone sulle quali posso contare, visto che ho avuto un appoggio morale anche da parte di amici che vivono all’estero”.

Hai dei consigli da dare alle persone che sono ancora in guerra con il coronavirus?
“Purtroppo io non ho seguito tutte le regole durante la malattia, perché non mi sono nutrita molto e ho sbagliato: non sentendo bene i sapori delle cose che mangiavo non avevo appetito ma avrei dovuto cibarmi perché mangiare aiuta a stare meglio, specie alimenti con vitamina C come le spremute o le proteine della carne. Non mangiando ci si indebolisce ancora di più”.

Questa esperienza in qualche modo ti fa legare ancora di più a Firenze?
“Firenze per me è il non plus ultra, lo dico sinceramente. Lo era prima e lo è ancora di più oggi dopo questa avventura. Non avrei potuto desiderare di meglio, venendo a vivere qui. Per me questa città rappresenta tanto: è vita, letteratura, storia e cultura. Ogni angolo di Firenze racconta storie di un’epoca alla quale sono molto legata, il medioevo. È la città dei miei sogni e me ne rendo conto solo quando mi reco in centro e comprendo dove ho la fortuna di abitare: sono totalmente innamorata di Firenze”.