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PRES. FROSINONE A FV, DV? LA PRESENZA SERVE MA NON È TUTTO. A FIRENZE PER L'IMPRESA

di Redazione FV

Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone che domenica all'ora di pranzo farà visita alla Fiorentina per la 31^ giornata di Serie A, ha parlato in esclusiva e in diretta ai microfoni di Garrisca al Vento!, trasmissione che va in onda ogni giovedì su MC Sport, realizzata e curata dalla redazione di FirenzeViola.it:

Sulla vittoria di ieri sera con il Parma: "Purtroppo è stata molto sofferta come vittoria, specie per la modalità con cui è arrivata. Ci rende giustizia di altre occasioni in cui tra demerito nostro e sfortuna non abbiamo colto risultato pieno. Mi riferisco per esempio a domenica con la SPAL, oppure con Roma, Lazio e Milan. Lì ci misero lo zampino anche i direttori di gara ma ormai è così e bisogna andare avanti".

Sul giudizio del VAR: "È uno strumento che viene utilizzato dagli uomini. Se ripetiamo questo ragionamento a cascata servirà anche qualcuno che controlli chi utilizza il VAR. Nel calcio è utile, ma se avviene come ieri sera che si perdono venti minuti per una decisione, beh penso che non faccia bene a questo sport. Qualche riflessione su questi punti deve farla chi di dovere".

Sulla partita di domenica: "La Fiorentina è una squadra giovane e di ottima prospettiva. Come tutte queste squadre può fare una grandissima partita, impartendoti una lezione sonora, come anche concedere qualcosa. Sarà una partita imprevedibile, anche se la Fiorentina è più forte di noi ed è favorita. Noi dovremo rendere loro la vita dura, provando un'impresa. Se vogliamo cullare una minima ambizione o speranza di essere ancora competitivi per la salvezza dobbiamo fare tante imprese quante volte abbiamo fallito finora. Non abbiamo nulla da perdere: andiamo lì e giochiamoci il tutto per tutto con intelligenza".

Sulla gestione dei Della Valle a Firenze: "Premetto che non conosco bene lo stato dei rapporti tra la proprietà della Fiorentina e la tifoseria. Ma ritengo che Firenze si debba tenere stretti i Della Valle, in ogni caso. La presenza dei presidenti vicino alla squadra fa sempre bene, anche se parliamo di un mondo che dovrebbe essere al culmine del professionismo, e la presenza o meno, se si è professionisti, non dovrebbe essere così importante. Conta avere una struttura manageriale che curi il lavoro quotidiano in un mondo così selettivo. Vero che i presidenti debbono stare vicini a tifosi e società, ma anche che questi ultimi devono stare vicini ai presidenti. Il rapporto deve essere di corrispondenza bi-univoca per far scattare la scintilla giusta".

Su Chiesa e Pinamonti: "È destinato a diventare un grande giocatore, se mantiene quelle caratteristiche che l'hanno portato fin qui: umiltà e aver dato tutto. La stessa cosa la deve fare Chiesa, anche se è già in una realtà più affermata. Auguro loro un grande futuro nel calcio anche per la Nazionale".

Sulla salvezza: "La situazione è molto difficile, anche se non definitivamente compromessa. Il mio obiettivo, come detto ai ragazzi in più di un'occasione e ribadito anche qualche giorno prima della SPAL, è di fare partite in cui scarichiamo a terra le potenzialità che abbiamo. Purtroppo paghiamo un avvio disastroso. Nelle prime 8 partite abbiamo fatto un punto, nelle altre ventidue invece diciannove. Avessimo fatto un po' meglio all'inizio saremmo con Empoli e Bologna. Ai ragazzi chiedo di raccimolare quanti più punti possibili. Si può anche retrocedere ma un conto è farlo esprimendo le potenzialità, un altro è senza far nulla, banalizzando lavoro di proprietà e dirigenti che avevano fatto scelte confidando in questi giocatori".

Su una scelta che non rifarebbe: "Purtroppo c'è un fattore importante che ci ha condizionati. Abbiamo chiuso il campionato il 16 giugno e il 18 agosto dovevamo ripartire in A. Avevamo tante cose da cambiare, evidentemente il tempo per metabolizzare i cambiamenti non è stato sufficiente. La squadra ha cominciato a giocare da metà ottobre. Quanto fatto da agosto a ottobre è da squadra di C, ma ci sono passaggi che non possono essere semplificati, specie in tornei così selettivi. Abbiamo pagato oltre misura certi errori".

Sul tema nuovi stadi: "Leggevo stamani che il Tottenham ha inaugurato uno stadio da 450 milioni di euro. Quello che mi sorprende è che il Tottenham nella sua storia ha cambiato già quattro stadi. Il simbolo della nostra incapacità ed inefficienza è rappresentato da Roma, con due squadre che contano in uno stadio solo. E l'altro stadio che c'era, il Flaminio, è in stato di abbandono. Ecco perché abbiamo perso la leadership, mentre prima eravamo all'avanguardia. O riusciamo a valorizzare il lavoro nei settore giovanili e riammodernare le infrastrutture, oppure siamo destinati al declino".