4 marzo 2018-4 marzo 2026, otto anni senza Davide Astori
Il 4 marzo non è una data come le altre per Firenze. È un giorno che riporta tutti indietro a una ferita che non si è mai davvero rimarginata, ma che con il tempo si è trasformata in memoria viva, in amore condiviso, in appartenenza. Oggi Firenze e il popolo viola ricordano Davide Astori, capitano, uomo, simbolo.
Sono passati otto anni esatti da quella tragica mattina di Udine, alla vigilia di una partita contro l’Udinese Calcio. Una notizia improvvisa, devastante, capace di paralizzare non solo il mondo della Fiorentina ma l’intero calcio italiano. Astori se ne andava nel sonno, lasciando sgomenta una città che in lui aveva trovato molto più di un difensore affidabile: aveva trovato un punto di riferimento.
Arrivato alla Fiorentina nel 2015, dopo le esperienze con Cagliari e Roma, Davide aveva saputo conquistare tutti con la sua eleganza in campo e con la sua discrezione fuori. Non era uomo da copertine, ma da sostanza. Non alzava la voce, ma sapeva farsi ascoltare. Quando indossò la fascia da capitano, lo fece con naturalezza, come se fosse sempre stata sua.
Il suo modo di essere capitano andava oltre i novanta minuti. Era il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andare via. Era il compagno che ti metteva una mano sulla spalla nei momenti difficili, il professionista serio che dava l’esempio ai più giovani. In un calcio spesso sopra le righe, Astori rappresentava misura, educazione, rispetto. Astori non è stato soltanto un giocatore della Fiorentina: è stato un esempio. Per i tifosi, per i compagni, per i bambini che sognano di indossare quella maglia viola. E oggi sono otto anni che non c'è più.