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COMMISSO, Sono contro preconcetti e stereotipi

di Redazione FV

Questo è quanto scrive America Oggi sulla denuncia di Commisso alla Gazzetta dello Sport: "Commisso ha deciso di presentare una denuncia/querela per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa contro la Gazzetta dello Sport. L'imprenditore italo-americano ritiene che il tono usato nell'articolo firmato da Andrea Di Caro lo scorso maggio sia stato "apertamente denigratorio e discriminatorio". In particolare quando viene definito "macchietta" o "don Rocco".

Nella querela Commisso riassume il suo percorso di vita e la carriera che lo ha portato dal nulla a essere uno degli uomini più ricchi del pianeta, tiene molto al mito del self-made man. Per lui la Gazzetta ha "offeso la reputazione dell'intera comunità italo-americana, che lotta quotidianamente per sradicare l'orribile stereotipo che associa lo stigma del crimine organizzato ai nostri compatrioti d'oltreoceano".

Allo stesso modo, la frase "Commisso ci ricorda una certa brutta Italia, che preferiamo vedere solo nei vecchi film", sarebbe un chiaro riferimento alla mafia: un "accostamento allusivo inaccettabile e offensivo", che merita di essere perseguito". Alla fine del pezzo, infatti, il giornalista della Gazzetta dello Sport affonda la sua penna in "ripetuti e infondati paragoni" della figura del numero uno viola alla mafia italo-americana e lo fa - sempre secondo la denuncia - sentenziando con evidente compiacimento: "Questo sfogo arrogante, minaccioso e bizzarro... non ha nulla a che vedere con una certa bella America e ci ricorda invece una certa brutta Italia. Che preferiamo conservare solo nei vecchi film".

Le allusioni sono chiare e nella loro becera presentazione non lasciano spazio a dubbi: gli italoamericani di successo che non usano il linguaggio levigato dell'élite italiana e che non si conformano alle regole di una certa casta, sia essa politica o di 'altro tipo', sono in realtà esseri estranei se non fuorilegge e operano alla stregua dei pistoleros tanto decantati nei film western dell'amato Ennio Morricone. Questa volta, però, non sono passate inosservate le "accuse insinuanti e i chiari ed evidenti toni discriminatori" contenuti nell'articolo della Gazzetta dello Sport.

"Da quando sono diventato presidente della Fiorentina - si legge nella denuncia presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano - ho avuto modo di sperimentare, soprattutto da parte di alcuni giornali e trasmissioni radiotelevisive italiane, critiche dai toni molto aspri.... frutto di preconcetti o di aperta e gratuita ostilità espressa attraverso toni e contenuti che non di rado hanno assunto chiari toni ingiuriosi e denigratori con epiteti quali "Attila", "zio d'America", "Erdogan del calcio", "Rocco Benito", Padre padrone", ecc, oltre a giudizi sprezzanti...".

"Se oggi - prosegue la denuncia - ho scelto di rivolgermi all'autorità giudiziaria è proprio per il fatto che, alla luce della mia storia umana e professionale ... non posso mantenere lo stesso standard di tolleranza e sopportazione ... nei confronti dell'autore di un articolo insinuante e dai toni apertamente denigratori e discriminatori apparso il 15 maggio 2021, sul quotidiano La Gazzetta dello Sport ... firmato dal giornalista Andrea di Caro, vice direttore di quel giornale, e intitolato "Rocco, accuse maldestre. Non è colpa dei giornali se tutte le scelte sono sbagliate".

L'articolo in questione, si legge ancora nella denuncia, costituisce il "commento" del signor Di Caro ad una conferenza stampa tenuta il giorno prima, 14 maggio 2021, durante la quale Rocco Commisso si era limitato ad osservare come le continue accuse infondate e le notizie palesemente false riportate da alcuni giornali danneggiassero gravemente l'immagine della Fiorentina. "Proprio a immagine della mia storia umana e professionale - conclude il presidente della squadra viola - ritengo che l'articolo firmato dal signor Di Caro il 15 maggio 2021 costituisca una grave, gratuita e intollerabile offesa alla mia reputazione, integrando un chiaro caso di diffamazione a mezzo stampa".