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Petrone racconta il Dossier Baggio: “Bloccato da interessi e resistenze interne”

di Redazione FV

Lo storico agente di Roberto Baggio Vittorio Petrone, intervenuto ai canali di Cronache di Spogliatoio, è tornato a parlare del famigerato “Dossier Baggio” del 2011, il progetto elaborato insieme al Divin Codino per rilanciare il calcio italiano dopo il fallimento del 2010, ma mai concretamente attuato dalla FIGC. “Roberto desiderava più di ogni altro dare il suo contributo a un cambiamento che sembrava necessario”, ha spiegato, ricordando come fossero stati definiti dieci punti per intervenire alla radice dei problemi, con il via libera iniziale da parte dei vertici federali.

Tra i cardini del piano c’era la riforma dei settori giovanili, con la creazione di cento centri di formazione federali e una metodologia uniforme su tutto il territorio. “Avevamo bisogno di maestri di calcio, non di allenatori che spingessero sui risultati”, ha sottolineato Petrone, evidenziando anche la volontà di rimettere la tecnica e il pallone al centro della crescita dei giovani, riducendo l’importanza del risultato nelle prime fasce d’età.

Il progetto, però, si è fermato. “Perché la Lega Nazionale Dilettanti e l’Associazione Allenatori non avevano interesse a svilupparlo? Io posso pensare che la difesa degli interessi di categoria non riesca a convergere verso quelli di sistema”, ha detto, indicando nelle resistenze interne uno dei principali ostacoli. Anche l’aspetto economico ha inciso: erano previsti 10 milioni in tre anni, ma non fu possibile ottenere i finanziamenti necessari. “Quando Roberto vide che non si riusciva a realizzare il progetto diede le dimissioni, e io feci lo stesso”.

Infine, Petrone ha ribadito l’attualità di quelle idee: “Assolutamente sì”, ha risposto sulla possibilità di riproporle oggi, sottolineando però che servirebbe una volontà comune di cambiamento. “Non basta cambiare un presidente, serve una rivoluzione profonda”, ha concluso.


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