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TEDESCO, Io viola? Non commento. Ma vorrei la A

di Redazione FV

Domenico Tedesco è uno dei nomi accostati alla panchina della Fiorentina e stamani ha parlato a TMW del suo passato, presente e futuro da Stoccarda, dove è tornato dopo l'esperienza allo Spartak Mosca per godersi la famiglia in attesa di iniziare una nuova avventura.
"Quando ho firmato il contratto con lo Spartak la società mi chiedeva più anni, però arrivando in un paese nuovo, dovendo conoscere il campionato, ma anche il Paese e la lingua ho preferito un anno e mezzo di contratto, per poi decidere se proseguire. Con questo Covid la situazione è cambiata. Avevo in mente di portare la famiglia in Russia e non è stato possibile, per cui ho deciso di chiudere qui. Ho parlato con la società che si è potuta muovere per tempo, infatti a dicembre era già tutto deciso. Nonostante ciò ho goduto della fiducia fino alla fine della stagione e i giocatori stessi non hanno mai smesso di seguirmi".

Il ritorno in Germania porta a una conclusione magari scontata: la nuova panchina sarà in Bundesliga? O magari c'è l'ipotesi di un anno sabbatico?
"Un anno sabbatico no, non resisterei. Ma magari un po' di pausa me la prenderei, perché ho vissuto anni intensi, a imparare una lingua, una nuova cultura, un nuovo calcio. Fermarmi un attimo a ricaricare le pile non mi farebbe male, ma nel calcio mai dire mai".

Il suo nome è anche accostato alla Serie A, precisamente alla Fiorentina.
"Preferisco non commentare le voci, altrimenti dovrei rilasciare ogni momento interviste per tutte le volte in cui sono stato accostato a una panchina. Dico che l'Italia è sempre stato un Pese di calcio e a me è sempre piaciuta la Serie A, che seguo con piacere. L'unica cosa che posso dire è che un giorno mi piacerebbe allenare nel campionato italiano".

Ha conquistato sul campo due qualificazioni in Champions, con Schalke e Spartak. Immaginiamo che cercherà una piazza ambiziosa
"Le situazioni non puoi deciderle, dipende dalla rosa e dagli obiettivi. Da tanti fattori. Non avevo in piano di allenare lo Schalke come non avevo nei piani di allenare lo Spartak. Non è un segreto che a me piacciono le piazze calde, dove il tifo vale e c'è storia e tradizione. I tifosi nel calcio sono importanti e lo si è capito a maggior ragione in questo periodo storico".