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ALLA SOSTA

di Tommaso Loreto

Più che al palo, il buon Mario, è rimasto alla sosta. Quella del campionato. Perchè dopo la doppietta realizzata contro l’Udinese nell’amaro pareggio di Udine (almeno per quello che è stato l’andamento della gara), il tedesco ha ripreso il suo cammino stagionale in modo per lo più zoppicante. Tornando cioè a prestazioni particolarmente deludenti rispetto alla risalita avvenuta con gli ultimi gol. Un digiuno che perdura da quattro gare, con il solo sussulto di un unico assist per il raddoppio di Salah contro la Sampdoria, alla ripresa. 

Poi, come detto, parecchie delusioni. La Juve in Coppa Italia, il secondo tempo di Napoli, infine i 70 e passa minuti di Kiev prima che Babacar entrasse e risolvesse il match. Il tutto, al netto di una determinazione e di un agonismo che, almeno apparentemente, sembra lontano. Il problema, in altri termini, è che non solo Mario non ha mostrato (di nuovo) cattiveria sotto porta, come del resto capitato nella prima occasione della gara di ieri su tocco di Salah, ma soprattutto non sembra mettere in campo quel curriculum di doti tecniche e caratteriali che faceva e farebbe sognare i tifosi.

Tutti aspetti che, al di là del gol, condizionano le sue prestazioni, e soprattutto un rapporto con Firenze e la tifoseria che rischia di sfilacciarsi definitivamente. Montella e Pradè, ieri nel dopo gara, lo hanno giustamente difeso a spada tratta, ma la pioggia di 5 ha ricordato a tutti che questo Gomez (ancora) non è quello ammirato al Bayern e atteso da 25 mila persone due estati fa. E ritrovarsi a metà aprile, senza un centravanti che sia ancora arrivato in doppia cifra (pur mantenendo ottimi risultati e al netto degli infortuni) è un dato sul quale riflettere a lungo, anche in vista della prossima stagione.