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CHI È TEDESCO: PROFILO DA PRECOCE, SIMPATIZZANTE VIOLA

di Alessandro Di Nardo

A Firenze sono giorni caldi per quanto riguarda il futuro dell’allenatore viola: tanti candidati tra cui un nome spuntato nelle ultime ore: si tratta di Domenico Tedesco, un profilo che, per carriera, età e caratteristiche sembra uno di quelli più affascinanti.

Il nome dell’ex-allenatore dello Schalke 04 tradisce le sue origini italiane, per l’esattezza calabresi come quelle del presidente della Fiorentina Rocco Commisso -e questo potrebbe essere già un primo punto di incontro tra le parti-; il cognome invece anticipa già il paese del suo destino. Ma sono biografia, carriera e presente a far pensare che il suo possa essere un profilo spendibile per la panchina viola. Trasferitosi in Germania all’età di due anni, Tedesco (classe 1985) da calciatore milita nelle serie regionali ma già relativamente in giovane età inizia ad essere interessato più alla parte manageriale che a quella di calciatore. Parallelamente alla carriera di calciatore inizia infatti quella di allenatore presso la sua squadra, l’ASV Aichwald. A meno di 28 anni completa il corso per allenatori della Federazione tedesca con un punteggio superiore a quello di alcuni suoi illustri colleghi tra cui Julian Nagelsmann. Dal 2008 inizia il suo percorso nelle giovanili di Stoccarda prima e Hoffeneim poi; l’occasione per il salto nei grandi arriva nel marzo 2017, quando accetta il ruolo di allenatore dell’Aue, squadra che milita in seconda serie tedesca e, con una serie di risultati utili (6 vittorie e 3 pareggi nelle ultime 11 di campionato) riesce a salvare la squadra.

Da lì la sua vita professionale svolta: il 9 giugno 2017 lo Shalke 04 lo sceglie come sostituto di Markus Weinzierl. Tedesco con la squadra della Ruhr compie un capolavoro riuscendo a rilanciare una rosa che era reduce da un deludente decimo posto e portarla al secondo posto in classifica con una media di 1.85 punti a partita, avendo anche il merito di lanciare giovani come Goretzka, McKennie e Bentaleb. L’anno successivo, a soli 32 anni, l’esordio in Champions League ed il passaggio agli ottavi, dove viene eliminato dal Manchester City; quell'anno però, con dirigenza ecalciatori si rompe qualcosa ed arriva l’esonero nel marzo 2019. Una pausa di qualche mese e nell’ottobre 2019 una nuova occasione, la prima fuori dalla Germania, con lo Spartak Mosca, squadra che eredita al decimo posto e porta alla settima posizione finale; quest'anno un'altra annata convincente conclusa col secondo posto. A fine stagione, aveva detto, si sarebbe guardato intorno ed il futuro, per un allenatore di soli 35 anni ma con già sufficiente esperienza, può aprirgli diverse porte. Una di queste potrebbe condurlo proprio a Firenze: la necessità della Fiorentina di ripartire con un progetto nuovo può essere soddisfatta da un allenatore con venature da manager figlie della “nuova scuola” tedesca di Nagelsmann e Tuchel ma anche della sua laurea in ingegneria industriale.

Il suo stile di gioco, in questo diverso a quello dei colleghi sopra-citati e più simile a quello di connazionali come Sandro Schwarz (Dinamo Mosca) e Adi Hutter (Eintracht Francoforte) si basa su atletismo, ripartenze ed un 3-4-1-2 in cui centrale è l'interpretazione dinamica del ruolo dei due mediani e del trequartista e l'interscambiabilità degli attaccanti. In questo le caratteristiche di alcuni giocatori già presenti in rosa e da cui la Fiorentina potrebbe ripartire anche nel nuovo progetto (ad esempio Maleh, Amrabat, Castrovilli e Vlahovic) sembrano poter sposarsi bene con la sua idea di calcio. Oltre a ciò, un ulteriore indizio che potrebbe avvicinarlo al viola: Tedesco potrebbe infatti scegliere un club che da sempre stima, come da lui dichiarato nel corso di un’intervista pre-gara contro il Galatasaray di Fatih Terim, allenatore che ai tempi della Fiorentina fece appassionare proprio Tedesco ai colori viola, per cui da sempre simpatizza.