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DAI PALLEGGI AL FASTIDIO: COME SI È EVOLUTO IL RAPPORTO TRA COMMISSO E VLAHOVIC

di Dimitri Conti

Se c'è un aspetto indiscutibile della presidenza Commisso è la centralità dell'uomo nel processo decisionale del club, negli sviluppi futuri a breve e medio e pure lungo termine. Lo stesso vale per la questione Vlahovic, ormai inevitabilmente al centro dei riflettori della scena fiorentina e non solo, visto che sul serbo ci sono gli occhi di più o meno tutta Italia. Con lo spettro della difficoltosa gestione dell'addio a Chiesa sullo sfondo, Commisso ha tentato una strada differente nel rapporto con Vlahovic, basti ripensare al duro confronto avuto invece con l'attuale trascinatore della Juventus in occasione della tournée americana, quando i due rimasero a bordo del pullman a discutere mentre il resto della squadra era già giù da qualche minuto, o all'addio carico di veleno, anche nelle dichiarazioni a freddo dei giorni successivi. Proviamo a capire ora invece il metodo Commisso con il nuovo, ambito gioiello che ha in casa, da un punto di vista di ciò che è apparso agli occhi del pubblico.

L'APPROCCIO SOFT - Con Vlahovic sono state coccole fin da subito, anche quando le cose ancora non andavano al meglio per il giovane attaccante. Dopo la triste partita con l'Inter di poco più di un anno fa, da lui decisa in negativo, fu il presidente viola in prima persona a consolarlo e difenderlo, sia davanti agli occhi dei compagni di squadra in allenamento che poi davanti ai microfoni della stampa. Gli stessi tramite i quali si prese la rivincita personale al termine della passata annata, nella ben nota conferenza fiume prima di ripartire verso gli USA, in cui ha ribadito l'importanza della scelta operata da lui e dalla dirigenza, quella di credere fino in fondo nel ragazzo senza mandarlo altrove in prestito a maturare, come suggerito da qualcuno. Impossibile dimenticarsi poi degli iconici palleggi tra i due ai campini, immortalati e pubblicati pure sui social del club, che scherzosamente il presidente ha in seguito individuato come momento decisivo nel cambio di marcia di Vlahovic, ribadendolo ancora ieri. Lo scenario di oggi però è ben diverso e ha portato ad un cambio di registro, anche comunicativo.

L'APPROCCIO HARD - Già nelle dichiarazioni di Barone prima dell'Udinese si era letta la volontà di stanare l'attaccante, andato poi a segno su rigore nell'episodio decisivo del match. La conferma, impetuosa, è arrivata poche ore fa dalla viva voce dello stesso Commisso: "Un giorno Dusan mi dice che si concentra solo sul campo e di parlare col procuratore, ieri questo mi dice che ne devo parlare con Dusan. Qui siamo professionisti, facciamo sul serio. Aspetto il procuratore per trattare, è la cosa giusta da fare", con tanto di aggiunte di "mi sto infastidendo" e "si sta prendendo un grosso rischio". Insomma, toni non più così pacati ed amorevoli come un tempo, si sente parlare addirittura di fastidio verso un ragazzo che tanto deve al club viola e che al momento non sta fornendo le risposte che questo si aspetta, in un senso o nell'altro. Il cambio di tono è evidente, la speranza di Italiano (e con lui di numerosi tifosi, c'è da giurarci) è che la situazione non deflagri già adesso, vista l'attuale importanza di Vlahovic e l'assenza di alternative in rosa oltre Kokorin nel suo ruolo.