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Femminile: La Fiorentina batte il Milan ma giocare su certi campi è uno scandalo. Esperimento FVS fallito. Dalla Lazio un’interessante innovazione. Primavera, altri punti preziosi

di Stefano Berardo

Ve lo diciamo fin da subito: stavolta non si può parlare minimamente di calcio giocato. La Fiorentina vince contro il Milan in trasferta 0-1 grazie al goal di Janogy e prova a non perdere irrimediabilmente il treno europeo. Ma il terzo posto resta distante sei punti. Tra una settimana a Firenze si presenterà il Sassuolo e la buona notizia è che le ragazze viola torneranno a giocare su un vero campo da calcio.

Già perché più che Milan-Fiorentina, al Velodromo Attilio Pavesi di Fiorenzuola D’Arda sembrava di assistere alla scena dello sbarco in Normandia di Salvate il Soldato Ryan. Il terreno di gioco, a causa delle continue piogge, era un disastro. Una distesa di fango e pozzanghere degne di un campionato amatoriale. Com’è possibile che le ragazze si siano ritrovate a giocare su un terreno del genere? E perché una società come il Milan ha scelto di mandare a giocare da inizio stagione le proprie tesserate in un campo che non rispetta minimamente gli standard imposti dal regolamento costringendo persino le proprie atlete a disputare le gare interne in un’altra regione rispetto a quella di appartenenza del club? Ci basterebbe solo rispondere ad un di queste due domande per farci un’immagine più chiara della situazione. Attenzione però; non stiamo accusando il club rossonero di aver messo a rischio e pericolo le condizioni fisiche di oltre trenta ragazze. Del resto proprio la società rossonera ha emesso una nota in cui spiega che ha tentato di dialogare con la terna arbitrale per un eventuale rinvio del match e che le calciatrici devono essere rispettate al pari dei colleghi uomini che, in una situazione del genere, avrebbero optato per rimandare la sfida. Alla fine però, vuoi o non vuoi, la partita si è giocata. Il Milan l’ha persa e purtroppo le ragazze, sia da un parte e dall’altra, non se la sono passata proprio bene. A farne le spese peggiori è toccata alla danese Sofie Bredgaard uscita al trentacinquesimo per un infortunio muscolare. Attenzionate più volte nel corso della gara anche i due estremi difensori, Giuliani e Fiskerstrand, e la rossonera Soffia, arrivata a fine partita ma anche lei uscita non proprio indenne.

Eloquenti sono state le parole della capitana viola Emma Severini sui propri profili social dopo la partita. La centrocampista ha denunciato pubblicamente l’anormalità del terreno di gioco che ha messo a rischio la salute delle giocatrici in campo e ha sottolineato come non si possa parlare di professionismo se poi si gioca in certe situazioni. Sottoscriviamo. A farle eco anche la stessa Angelica Soffia del Milan che ha sfogato la propria frustrazione a sua volta sui social. A questo punto però cosa farà il Diavolo? Continuerà a far giocare le proprie ragazze a Fiorenzuola D’Arda o sceglierà di tornare magari al Vismara o trovare una sistemazione più “umana” come direbbe il ragionier Fantozzi? In tal senso la diretta Rai è stata un toccasana perché ha permesso alle centinaia di telespettatori collegati sulla tv statale di constatare con i propri occhi le futili parole pronunciate ad ogni evento dai massimi dirigenti del calcio, femminile e non solo, che si vantano di una crescita che poi, a fatti, è ormai ferma da tempo. Certo non è colpa della Presidente Cappelletti o della Direttrice Generale della Serie A Femminile se Milan e Fiorentina hanno giocato in quelle condizioni. Ma qualche parole di denuncia o almeno un comunicato per invogliare il club del patron Cardinale di cambiare stadio casalingo si sarebbe potuto fare. Qualcuno, ad altri media, ha persino detto che le nostre calciatrici vanno vai dall'Italia per crescere, sostenendo poi che si tratti di un vanto. La realtà è che molte ragazze lasciano la penisola proprio dopo aver constatato il basso livello che ancora persiste nella realtà nostrana.

Manca comunicazione in questo calcio e non smetteremo mai di ripeterlo. Su questo argomento uno spiraglio per un miglioramento della condizione attuale arriva dalla Lazio. Nei giorni scorsi a Formello si è tenuta una conferenza stampa – ben organizzata dobbiamo dirlo, con tanto di interprete inglese – per presentare i nuovi acquisti del mercato di gennaio della Lazio Women. Successivamente, il Direttore Sportivo biancoceleste Raffaele Pinzani si è intrattenuto con i colleghi presenti rispondendo alle domande dedicate al calciomercato ma anche a temi di stretta attualità legati sempre al mondo del calcio femminile. Una rara occasione di confronto che si spera gli altri club possano imitare in futuro. Perché per far conoscere il calcio femminile bisogna parlarne, e organizzare conferenze stampa come quella di Formello può aiutare molto in tal senso. Si concede la possibilità anche ad allenatori e calciatrici – a seconda delle occasioni – di farle parlare di argomenti dei quali sono direttamente coinvolti. Tenere tutti nascosti e fare le classiche due domandine prima e dopo ogni partita non è sufficiente. Ma questo vale per tutti i club. Nessuno escluso. Ovviamente la Lazio ha fatto scuola, ma se anche la società biancoceleste non riproporrà più questo format saremo di fronte all’ennesimo fuoco di paglia. Per far conoscere un argomento bisogna parlarne e farne parlare.

Cambiamo tema. Anche in Milan-Fiorentina abbiamo assistito all’ennesimo mancato utilizzo corretto del FVS. Prima del vantaggio viola, Pinones-Arce ha chiesto la revisione per un fallo su Severini dentro l’area di rigore. Le immagini – mandate in diretta da Rai Sport – evidenziano che effettivamente la capitana viola viene scalciata, anche se leggermente, all’interno dell’area di rigore rossonera. Il replay riproposto in diretta televisivo era lo stesso identico visto dal direttore di gara al monitor di servizio. Leggero o forte che fosse, il tocco del difensore milanista nei confronti di Severini c’era. Risultato? L’arbitro non ha assegnato il penalty alle viola aumentando il dato statistico degli interventi non modificati tramite l’FVS. A questo punto, visto e considerato che il mondo arbitrale italiano è nel peggior periodo della propria storia e ha perso ormai ogni briciolo di coraggio nel prendere le doverose decisioni, possiamo anche considerare l’esperimento del Var nel femminile come definitivamente naufragato. Anche perché in Serie A maschile hai sessanta telecamere con decine di angolazioni diverse. Nel femminile e nelle serie inferiori se sei fortunato hai due o tre telecamere totali. Se ti dice male ne hai una e al massimo dello zoom l’immagine è tutta sgranata; impossibile affidarvisi per poter cambiare o confermare una decisione. Il problema è che nemmeno nei casi più evidenti i direttori di gara hanno il coraggio necessario di prendere la decisione migliore. Probabilmente il mondo calcistico spingerà per toglierlo a fine stagione. Ma sarà la cosa giusta da fare? O forse ci si potrebbe attrezzare in modo da avere immagini migliori? È ironico che ai tempi odierni dove abbiamo a disposizione persino droni o satelliti comandati a distanza, non si possano migliorare le condizioni delle istantanee su cui i fischietti devono basarsi per svolgere al meglio il loro compito.

Proviamo a tornare al calcio: la Primavera Femminile ha ottenuto un’altra vittoria contro il Genoa per 2-0 al Viola Park frutto della doppietta di Caterina Andreoni. La compagine Under 20 gigliata sale a diciotto punti in classifica portandosi proprio un punto sotto le grifone. La parola salvezza dal vocabolario delle ragazze guidate da Simone Gori può essere definitivamente barrata e cancellata.


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