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LEADERSHIP

di Niccolò Santi

Quasi settanta minuti in campo, alla prima da titolare in maglia viola, per Franck Ribery. Non banale per un trentaseienne la cui qualità indiscussa non ha tradito neppure ieri pomeriggio, al Franchi, contro una Juventus oggettivamente surclassata. Abbondanti i demeriti bianconeri, senz'altro, ma forse per buona parte dovuti ad una grande prestazione da parte della Fiorentina, guidata in tutto e per tutto dal giocatore francese, mai domo.

Praticamente un playmaker in attacco, l'ex Bayern ha incantato il pubblico con la sua solita personalità dirompente al cospetto della storica rivale dei fiorentini senza mai risparmiarsi. Tanta qualità e allergia all'errore che, se commesso, è stato corretto seduta stante, come in occasione della ripartenza di Ronaldo derivata proprio da una sbavatura di Ribery, mastodontico poi nel rimediare frenando la galoppata del portoghese.

Insomma, un pericolo incessante per la retroguardia juventina, considerando oltretutto la sua sorprendente (o forse non più) facilità nei dribbling. Un'ottima risposta pure per Montella, il quale adesso più che mai sa di poter contare sulla condizione quasi completamente ritrovata di una pedina che si rivelerà determinante, non solo per i risultati effettivi della squadra, ma anche nel processo di crescita di qualche pianticella come Castrovilli.

"Tanti all’esterno hanno preso il suo arrivo come un’operazione marketing ma non era così: è forte, è un esempio per i giovani e ci darà tanto sul campo", le dichiarazioni del ds gigliato Pradè che ieri ha voluto, e soprattutto potuto, scacciar via qualsiasi pregiudizio in merito a una iniziativa di mercato evidentemente non impostata per questioni di facciata, bensì sulla garanzia dell'acquisizione di un fuoriclasse ancora in gamba quale è Ribery.