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LISTRI, Il nostro ricordo col suo pensiero sullo stadio

di Redazione FV

La Fiorentina e il suo stadio, un tema che oggi la fa spesso e volentieri da padrone, ma non è sicuramente un fenomeno legato solo e soltanto alla stretta attualità. Anche la fine penna di Pier Francesco Listri, scomparso oggi a 88 anni, aveva scritto sull'argomento già quasi dieci anni or sono proprio su queste pagine web. Vi riproponiamo integralmente il suo editoriale di allora (dal titolo "Fra stadio nuovo e vecchio"), datato 19 agosto 2011, sotto forma di nostro omaggio personale alla sua memoria:

"Peccato che la squadra del cuore, nel nostro caso la Fiorentina , da un po’ di tempo ci costringa a prender partito, a dividerci, a schierarsi per una o per un’altra scelta , scelte che  forse –se si fosse agito diversamente- oggi non sarebbero necessarie.

Così ci si divide sulla proprietà, sull’allenatore, su campioni che devono venire e andarsene. Si dirà, ed è vero, che questa è anche la vita della passione e del tifo, ma qui e da tempo una  eccessiva e sgradevole  virulenza tinge i colori viola.

E  ora un altro dilemma s’è aperto: lo stadio. Senza dubbio è il  contenuto ( cioè il gioco) più che  il contenitore (Il luogo del giuoco) che conta. Ma a Firenze il contenitore è molto speciale. Certo sappiamo tutti noi che il nostro stadio è piccolo che, a confronto dei mega stadi, veri colossi dell’ingegneria attuale che vediamo in tv o dal vivo  accogliere le grandi squadre in Spagna o in Inghilterra (dove si è avuto il coraggio di dire addio a stadi storici e leggendari) possiedono funzionalità e anche bellezza senza pari.

Ma lo stadio di Firenze, che fra un pugnello di anni compirà un secolo è un capolavoro dell’ architettura funzionale, presente in ogni  storia dell’architettura moderna. La snella e bellissima torre di Maratona, le quasi uniche scale elicoidali, quella pensilina  che si regge nell’aria senza appoggi sono frasi estetiche di raro valore, figlie della genialità di Nervi e dei suoi avveniristici calcoli sul cemento.

Lo stadio nacque nella Firenze dei primi anni Trenta, insieme alle poche cose che restano a segno della modernità: un altro capolavoro architettonico che è la Stazione di Michelucci, il Maggio Musicale Fiorentino, la Mostra dell’Artigianato, e anche l’autostrada Firenze-Mare. Se del passato ammiriamo Ghiberti e Michelangelo, è giusto anche rispettare i segni storici della bellezza moderna che questa città ha creato e conserva.

Ora si dice: questo stadio non basta più e non permette megastrutture che favoriscano lo sport e anche i commerci. Nessuno vuol essere sciocco  servo del passato e  sappiamo che il nuovo ha diritto di farsi spazio. Ma non sopra e contro  quel che già c’è di bello e di buono . Perciò prima di contaminare o stravolgere un capolavoro , si facciano bene i conti. Forse assai meglio costruire, accanto o più lontano, una nuova struttura adatta e adeguata, così che i fiorentini o i turisti domani possano fare i loro confronti fra cose antiche e cose nuove.

Anche perché pensiamo che allo splendido  giuoco del  calcio viola, a Firenze occorrono prima altre cose, meno costose ( anche se meno remunerative) per rendere tutti felici, col bel giuoco sul campo, gli abitanti di una città tanto saggia e antica da sapere che ogni bellezza ha i suoi diritti  e vuole essere rispetta".