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MACIÀ A FIRENZE: UN CAFFÈ E UN SOGNO (PER ORA) RIMANDATO

di Andrea Giannattasio

L’illusione è durata solo qualche minuto, prima che prendessero quota le smentite. Da una parte e dall’altra. Eduardo Macià non metteva piede a Firenze da tre anni, per questo il suo ingresso al centro sportivo “Astori” non poteva non far notizia. Specie perché a fargli da autista a bordo della Fiat 500 con cui ha varcato le soglie del cancello c’era Daniele Pradè, l’uomo con il quale tra il 2012 e il 2015 ha costruito tre tra le più belle Fiorentine degli ultimi 20 anni. Forse le più forti da un punto di vista tecnico, dal dopo-fallimento. Niente da fare però. Il motivo della visita dell’ex direttore tecnico, che ha da poco concluso il suo rapporto professionale con il Bordeaux, era legato a vicende di natura personale (un caffè col "fratello" Daniele, un saluto agli amici più cari oltre a questioni di interesse bancario), che niente hanno a che vedere con il ritorno nella dirigenza viola. 

Su queste pagine del resto eravamo stati chiari già alcune settimane fa (LEGGI QUI): nonostante il grande affetto che lo spagnolo ancora prova per la piazza di Firenze, in questa particolare fase della nuova Viola a stelle e strisce non ci sono le condizioni perché Macià torni a lavorare per la Fiorentina, una società ben strutturata che a livello di mercato ha demandato tutto all’esperienza di Pradè e alla voglia di apprendere di Joe Barone, il supervisore di tutto che spesso e volentieri partecipa alle riunioni assieme a ds e procuratori. Un sistema fin troppo congestionato per permettere al libero pensatore Eduardo di esprimersi in totale libertà, come spererebbe e vorrebbe. Un uomo della sua competenza, con alle spalle avventure in Spagna, Grecia, Inghilterra, Italia e Francia, necessita di una carta bianca che ora non sembra esserci.

Eppure mai dire mai. La speranza di Macià infatti - ancora alla ricerca di una nuova avventura - era quella di far conoscenza oggi con Barone, magari per parlare di prospettive future, ma purtroppo per lui la quarantena che è stata imposta al dg viola dopo i contatti avuti con De Laurentiis (risultato positivo al Covid) non gli hanno permesso di conoscere di persona il braccio destro di Commisso. Tuttavia, gli altri volti nuovi della Fiorentina che hanno fatto la sua conoscenza sono rimasti tutti estasiati, per la gentilezza e la competenza di quell'uomo tutto d'un pezzo arrivato dalla penisola iberica. Tutto rimandato, magari tra qualche mese. Macià infatti già oggi ripartirà per la Spagna, in attesa che il suo telefono torni presto a squillare. E il suo sogno è che il prefisso non sia diverso dallo 055.