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MACIÀ, IL SOGNO VIOLA E UN RITORNO (PER ORA) IMPOSSIBILE

di Andrea Giannattasio

Alzi la mano chi, quando ha letto il comunicato da parte del Bordeaux, non ha pensato (o sperato) almeno per un momento di rivedere quanto prima Eduardo Macià a Firenze. Sicuramente per una parte di tifosi è stato così, visto l'ottimo ricordo che il dirigente spagnolo (passato negli ultimi anni anche dal Real Betis, la sua vera casa, e anche dal Leicester) ha lasciato in riva all'Arno. Altri invece avranno certamente storto la bocca, com'è norma che sia in una città da sempre divisa in fazioni. Ma tant'è. Opinioni a parte, la notizia è che l'ex direttore tecnico viola (arrivato a fine 2011 a Firenze grazie a Pantaleo Corvino e rimasto fino al 2015) adesso è libero dopo aver rescisso il suo contratto con i francesi e va a caccia di una nuova avventura. E - secondo quanto raccolto da Firenzeviola.it - una nuova esperienza in viola lo stimolerebbe non poco, visto che quello che si è interrotta bruscamente ormai cinque anni fa è stato un percorso tecnico incompleto, senza il lieto fine. Quando? Anche subito se ci fosse la possibilità, visto gli ottimi frutti del suo lavoro nel triennio vissuto in coabitazione con Daniele Pradè e Montella allenatore.

Qua, tuttavia, ci si deve scontrare con la realtà. Perché a dispetto della (legittima) ambizione del dirigente spagnolo e del desiderio di una buona parte dei tifosi viola, al momento tra la Fiorentina e Macià non c'è stato alcun tipo di contatto. E questo sia perché il club di Commisso ha scelto di rinnovare piena fiducia all'attuale ds come unico responsabile del mercato (con il dg Barone che eventualmente è l'unica figura che ha i titoli per affiancarlo) sia perché Macià fino a poco tempo fa era impegnato in un'avventura ambiziosa come quella del Bordeaux, dove era stato per l'occasione ingaggiato come tecnico un'altra ex conoscenza viola, quel Paulo Sousa che dopo 42 partite e una media punti di 1,21 a gara è stato poi cacciato. Tempo per imbastire un clamoroso ritorno, dunque, non c'era proprio, anche se il filo diretto tra il dirigente spagnolo e l'amico Pradè è sempre stato aperto: sono tanti i confronti che in questi mesi ci sono stati tra l'ex Liverpool e l'attuale diesse viola (con sfondo mercato) che potevano lasciare ben sperare. Eppure ad oggi la sensazione è che la Fiorentina del nuovo ciclo Commisso non sia il club che fa per lui. Non certo per ambizioni, sia chiaro. Semmai per metodologia di lavoro. Se tutto ciò potrà cambiare, sarà solo il tempo a dirlo.