.

PIÙ E MENO

di Tommaso Loreto

Storie diverse, personaggi diversi. Iperboli ancora ben lontane (per fortuna) dal conoscere l'esito definitivo. Che comunque sarà in viola, o almeno così pare, per uno dei due, mentre l'altro resta in attesa di direttive e soprattutto offerte. Borja Valero Iglesias e Norberto Murara Neto. Così lontani, così diversi, così indiscutibilmente importanti per la Fiorentina. E così distanti (ma solo di questi tempi) nel rendimento. Il tutto, al netto delle valutazioni espresse nei loro confronti al momento del loro arrivo a Firenze. Lo spagnolo arrivò in un giorno di luglio, mentre la squadra era a Moena. Nella sorpresa generale, subito dopo la conferenza stampa di presentazione di Mati Fernandez.

In pochi, sul momento, realizzarono l'importanza della doppia operazione con il Villareal per l'arrivo anche di Gonzalo Rodriguez. Praticamente tutti strabuzzarono gli occhi di fronte alla valanga di qualità messa in campo da Borja Valero nella sua prima stagione. Poi la conferma, la consacrazione, di fatto l'adozione collettiva da parte della città dello spagnolo e della sua bellissima famiglia. Fino alla sera di Parma, quando il calcio italiano ha fatto conoscere il suo lato peggiore a Borja. Da quel momento in poi, senza motivi apparenti, il centrocampista si è come involuto. Dimenticando la via del gol, e andando a rilento. Un po' come capitato domenica a Torino.

Difficile spiegare il perchè, certamente resta uno degli aspetti sui quali intervenire il prima possibile. Di contro, andando indietro nel tempo, Neto ha dovuto avere molta più pazienza prima di entrare nel cuore dei fiorentini....e dei critici. Inclusi coloro che sarebbero chiamati a giudicarlo, come chi scrive. Più o meno sin da quando Pantaleo Corvino lo portò a Firenze nello stupore generale. L'evoluzione di Neto, oggi, fa paura. Da talentino brasiliano tutto da scoprire a saracinesca c'è stato un purgatorio di errori per il numero uno viola. Ma a distanza di qualche anno la crescita è stata impressionante. Ai limiti del mostruoso se si analizza l'intero 2014 di Norberto.

Uno che già l'anno scorso si era preso la sua rivincita (su tutti) uscendo dal "Franchi" da eroe, mentre tutto il pubblico inneggiava al suo nome. Anche contro il Torino Neto ha sfoderato una parata da campione vero, come del resto gli è anche già capitato in campionato. Lui resta lì, tranquillo com'è, con le mani rivolte al cielo per ringraziare al termine di ogni partita. Il silenzioso brasiliano che presto Dunga dovrà cominciare a tenere in considerazione. Buffo a dirsi oggi, ma perderlo in assenza di rinnovo di contratto sarebbe tanto inspiegabile quanto il momento loffio di Borja Valero.