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SENZA MEZZE MISURE

di Tommaso Loreto

Se nel calcio non esistono mezze misure, figuriamoci come lo si può vivere (ed intepretare) a Firenze dove il concetto di mezza misura, probabilmente, non è mai stato nemmeno partorito. Finisce così che dopo appena due giornate di campionato il tecnico Montella rischi già di diventare il primo capro espiatorio seguito a ruota da un Mario Gomez non certamente al meglio della condizione, ma pur sempre ancora alla ricerca del top della forma. Esagerazioni che nel pallone italiano sono all'ordine del giorno, tanto più in ambito fiorentino. Dove, per inciso, spesso e volentieri serve individuare il colpevole e avviare le dinamiche del processo il prima possibile. Non che al tifoso non sia concesso il mugugno e il malumore (tanto più dopo 11 gare in cui la Fiorentina sembra aver smarrito la via della vittoria proprio di fronte ai propri sostenitori) ma certamente servirà spargere qualche filo di pazienza. E, francamente, ci sentiamo in dovere di farlo.

A cominciare dalla stessa conduzione della squadra che Montella sta impostando, in attesa di inserire i nuovi. Perchè un conto è rilevare l'errore iniziale di Brillante a Roma ed eventualmente i cambi di ieri (ma cosa si sarebbe detto se, al contrario, Bernardeschi non non si fosse ritrovato il solito Perin a pochi passi nel forcing finale?), un altro addossargli tonnellate di responsabilità. Come se poi, alla fine, il problema principale con il Genoa non fosse stata fondamentalmente la scarsa incisività sotto porta al cospetto di una squadra chiusa a riccio. La squadra viola ha cominciato la stagione pagando inevitabilmente lo scotto dell'assenza (devastante sotto ogni profilo) di un fenomeno come Rossi. Uno che, al di là delle giocate, l'anno scorso a gennaio era già a 14 gol. Paga un mercato estivo che ha portato a Firenze giocatori non nelle migliori condizioni (Marin e Micah Richards su tutti) e un ritardo nella condizione che, per i giocatori fisicamente più imponenti come Mario Gomez, arriverà soltanto tra qualche settimana.

Ma al netto dei problemi, ha anche dimostrato di riuscire a imporre il proprio gioco. In modo non proprio eccelso a Roma, è vero, ma divenuto ancora più evidente contro il Genoa rinunciatario visto al "Franchi". E' indubbiamente mancata la cattiveria sotto porta, ma da qui a strapparsi i capelli per un attacco sterile ce ne corre. Calma e sangue freddo, perciò, e anche un pizzico di pazienza verso chi, ne siamo certi, smania dalla voglia di dimostrare tutto il proprio valore come nel caso di Gomez. Giudicare oggi (negativamente) la Fiorentina per il misero bottino di un punto dopo 2 giornate suona fin troppo autolesionistico. Anche per la Firenze che non conosce mezze misure.