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UN'ALTRA FILOSOFIA

di Tommaso Loreto

Eppure a pensarci bene c'è più di un punto in comune tra il popolo viola e il presidente della squadra che ne rappresenta la passione, e dev'essere quell'impatto emotivo che contraddistingue entrambe le parti in causa a rendere il momento attuale persino surreale. Perchè poi, fermandosi a riflettere per un attimo, sarà evidente come quella che potrebbe essere una risorsa per tutto l'universo viola stia diventando una sorta di pietra dello scandalo, almeno considerato come e quanto determinate recriminazioni abbiano alterato il rapporto in questione. Di certo se Commisso ha voluto soprattutto difendere tutto il suo gruppo di lavoro, a costo persino di rispedire al mittente accuse e delusioni dei tifosi, non è dato sapere come il presidente reclami ben altre prestazioni e risultati all'interno del suo club. 

Nessuno in sintesi mette in dubbio che Commisso sia il primo deluso da una quarta annata che sarebbe dovuta essere quella del decollo dopo il ritorno in Europa, e che oggi resta aggrappata a spiragli in coppa che non possono cancellare le difficoltà fin qui affrontate, ma se un cambio di direzione nelle ultime esternazioni c'è andrà rinvenuto nel riferimento alla dimensione più statunitense dello sport emersa nell'ultimo intervento. Un richiamo alla Columbia University sul quale già ci siamo soffermati su queste pagine, ma che certo non può che stridere con un approccio iniziale che nei confronti del calcio italiano era parso totalmente diverso

D'altronde già nella ricerca di un club da acquistare, come raccontato dallo stesso Commisso, era possibile rinvenire la rincorsa a latitudini sportive e conseguenti emozioni ben lontane dalle dinamiche più strettamente a stelle a strisce, così come gli stessi ricordi riportati dal presidente con punte di giusto orgoglio nazionale sembravano preludere a una diversa conoscenza dell'ambiente pallonaro italiano.

In più, tra le ragioni di uno scontro con la MLS che ai tempi dell'arrivo a Firenze era in pieno svolgimento, c'era anche quella scintilla legata a una filosofia che non prevedeva retrocessioni. Insomma se tra i motivi del contendere odierno ci sono le forme di contestazione vissute nelle ultime ore al Franchi (e rileggendo il passato il termine contestazione già pare eccessivo) andrà tenuto bene a mente anche quel modo di vivere e intendere il calcio nel vecchio continente. Che è da sempre qualcosa di profondamente diverso dallo spirito che anima il mondo dello sport statunitense. Non solo a Firenze, ma più o meno in tutta Europa.