Controlli all'esterno, nessun fischio all'interno: ecco com'è andata la prima di Solomon al Franchi
Il debutto di Manor Solomon con la Fiorentina è stato di certo diverso rispetto a quello dello stesso giocatore in Spagna. Stesso soggetto, stessa circostanza (la prima con un nuovo club), contesto diverso: il 20 settembre scorso l'israeliano aveva esordito col Villarreal, in Spagna, all'Estadio de la Ceramica: anche lì un ingresso a partita in corso (contro l'Osasuna), anche lì una vittoria per la sua squadra. In quell'occasione però erano arrivati fischi da parte del suo nuovo pubblico; stavolta, nonostante l'avvicinamento alla gara fosse stato simile, solo applausi e nessuna presa di posizione.
Le cospicue polemiche che hanno accompagnato il suo approdo a Firenze sono evaporate al momento della prima partita in Italia. La cornice è stata un Franchi come sempre a capienza ridotta, con controlli ancora più stringenti per i 19mila presenti: l'arrivo di un calciatore israeliano che nel recente passato ha espresso sui suoi canali social il proprio sostegno all'Idf (l'esercito nazionale israeliano che da anni è autore di violenze sui civili nei territori palestinesi) ha fatto alzare la soglia dell'attenzione a tutti. E così, per la prima di Solomon a Firenze divieto di simboli o bandiere riconducibili al conflitto israelo-palestinese, con diverse bandiere palestinesi che sono state sequestrate durante un accurato prefiltraggio. Non solo: anche il consueto percorso del pullman della Fiorentina ha subito una modifica, col mezzo che trasportava la squadra che non si è fermato al solito posto, più o meno al centro della tribuna monumentale, dove un centinaio di tifosi stava aspettando i propri calciatori, ma ha girato prima e, scortato dalla polizia, è entrato nell'impianto, evitando la folla. Rischio zero per evitare qualsiasi tipo di manifestazione.
All'interno dello stadio poi, tanti applausi per il calciatore, entrato a metà ripresa con la numero diciannove sulle spalle. Soltanto qualche sparuto fischio proveniente dalla curva, niente di che se pensiamo a quanto accadeva in Spagna. E, soprattutto, nessuna bandiera della Palestina sugli spalti. Un quadro diverso rispetto anche a quanto accaduto nello stesso stadio due anni fa: era il marzo 2024 e nel ritorno dei sedicesimi di Conference League la Fiorentina ricevette la visita del Maccabi Haifa, club israeliano. Lì il dispiegamento di polizia per evitare qualsiasi tipo di manifestazione fu ancora più evidente, con tanto di elicotteri a sorvolare Campo di Marte; in quell'occasione però furono diverse le bandiere della Palestina a entrare all'interno dello stadio, con tanto di ferma presa di posizione della Curva Fiesole sulla vicenda. Stavolta ci si è limitati soltanto a qualche commento social, nessun comunicato da parte del tifo fiorentino. Solo silenzio, nessuna bandiera e applausi controllati.