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Fabregas e una lezione che arriva anche dalla comunicazione: "Como non è Firenze, da noi c'è pazienza"

di Alessandro Di Nardo

Cesc Fabregas è uno di quelli che ti fa aprire le sinapsi. Lo riconosci subito, anche se di sport non te ne intendi. Per tono di voce e concetti che esprime, anche se non possiede al 100% tutti i vocaboli della lingua italiana veicola sempre un messaggio. E non è mai banale. "Te la spiega", come si direbbe al baretto. Come faceva in campo, come fa in panchina. Così fa in conferenza stampa: è accaduto ieri sera dalla pancia dello stadio Franchi, dopo l'ennesimo momento di gloria per il Como, che, con un 3-1 contro una Fiorentina che in questo momento è molto al di sotto rispetto al piano di una delle squadre più in forma d'Italia, raggiunge i quarti di finale di Coppa Italia a quarant'anni di distanza dall'ultima volta.

Tutti gli incontri con Cesc sono fonte di arricchimento professionale: a settembre, sempre dagli stessi microfoni del Franchi, aveva messo in fila con calma zen la crescita repentina dei suoi: "Fino a due anni fa giocavamo con palle lunghe per Cerri, nel frattempo abbiamo cambiato tutto, siamo nel bel mezzo di un percorso" aveva detto, aggiungendo poi il suo punto di vista sulla crescita dei ragazzi, un saggio sulla filosofia dell'errore: "La gioventù oggi è il nostro punto di forza, non la debolezza. Addai dopo aver segnato voleva fare il terzo gol, è partito di nuovo in contropiede, l'abbiamo persa e la Fiorentina poteva pareggiare. Dzeko nella stessa situazione avrebbe preso un fallo o un corner e la partita sarebbe finita lì. Ma cosa gli dico, di non farlo? No, non posso e non devo".

 Ieri un'altra lezione da 9 Cfu sull'arte del saper aspettare, virtù estranea al sistema calcio italiano: "Io ho la mia opinione e certe volte devo stare attento a quello che dico. Penso che sia difficile provare a fare qualcosa di nuovo qui perché non c'è tempo e l'allenatore deve cercare sempre una scorciatoia per vincere. Io sono fortunato ad aver trovato questo spazio al Como, dove c'è stata pazienza. Non è come alla Fiorentina, dove si deve giocare bene e vincere. Abbiamo fatto errori ma stiamo imparando". Fabregas è Fabregas anche grazie all'habitat perfetto in cui può coltivare le sue idee, l'incognita sul futuro di un allenatore che ha già idee e 'aura' da predestinato sta tutta lì. Riuscirà il catalano a trovare un altro habitat simile tra le big d'Europa oppure porterà il Como da solo a quel livello? Oppure, cosa che ci auguriamo, riuscirà a cambiare paradigmi e dogmi del calcio italiano, introducendo una variabile che potrebbe fare tutta la differenza del mondo (vedi i casi Italiano e Palladino a Firenze): la pazienza?


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