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Di Gennaro: "Nel settore giovanile servono allenatori aziendalisti e in generale più italiani in squadra"

di Luciana Magistrato

L'ex calciatore della Fiorentina Antonio Di Gennaro è intervenuto a "Scanner", il format a cura di Anna e Giulio Dini su Radio FirenzeViola per parlare del tema della puntata sulla dispersione dei talenti "Ormai il nostro calcio è uno sport minore". Ecco le sue parole a partire dalla riflessione sui dati, con 11mila società di calcio con 1.1 milioni di tesserati ma pochi fanno il salto: "Va cambiato qualcosa, il settore giovanile è una società a se stante dentro un altro club e ci devono innanzitutto credere i dirigenti e poi dipende dagli allenatori e da cosa cercano, nella Primavera ad esempio vogliono vincere o far crescere i giocatori per la prima squadra? Allora devi prendere allenatori aziendalisti come era De Rossi, pagati bene con contratti pluriennali.

Ad esempio nel Bari prendono due lire e avnno a fare anche altri lavori. Il fatto di voler lavorare sulla tecnica e non sulla tattica del nuovo progetto lo aveva già detto Baggio, in 900 pagine cestinate. Perché i grandi campioni non vengono messi nel settore tecnico, perché sminuiscono. Io ho visto la Spagna, lì hanno una filosofia diversa. Ma qui a chi interessa la Nazionale? Si va in Arabia a fare la Supercoppa o si voleva giocare una partita in Australia perdendo giorni e non si trova tempo per uno stage. Perché non si diminuiscono le squadre? Perché non interessa a nessuno la Nazionale".

Oggi tutti chiedono le dimissioni dei vertici federali, ma poi contano i diritti tv: "Noi non possiamo competere con i diritti tv, perché non abbiamo strutture, vengono finanziatori esteri che vogliono fare stadi e non glielo permettono, come accaduto a Firenze, facendo ricavi con la parte commerciale che ora non ci sono. Eppure Wembley è stato buttato giù".

Baggio ha raccontato che aveva preparato un lavoro che gli era stato chiesto e gli hanno dato 15 minuti per illustrarlo: "Questo significa che non interessa niente a nessuno appunto. La scuola calcio deve essere educatrice dei giovani poi si va nelle giovanili dove si fa tattica. Un mio allenatore arrivò con la cartellina di schemi per ragazzi di 16 anni ed io gli dissi di toglierla. Ma perché fanno la tattica, per vincere ma a 15-16 non devi partire da questo pressupposto. Ma parliamo anche dai tre giorni di C che poi ogni anno ci sono società che falliscono. E ci sono giocatori bravi lì, anche italiani. Mi hanno invece detto che in Eccellenza la maggioranza sono stranieri, che ben vengano se fossero forti e migliorassero anche gli altri giocatori e alsazzero il livello".

La soluzione? "Più italiani in squadra e i nostri giovani che devono essere educati".


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