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Il padre di Riccardo Magherini sulla sentenza: "Ci è stata ridata giustizia. Dall'Europa, però, non dall'Italia"

di Matteo Luconi

Guido Magherini, direttore sportivo ed ex calciatore, è intervenuto a Radio FirenzeViola nel corso di "Palla al centro" per parlare della sentenza della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell'Uomo) che si è espressa condannando lo Stato Italiano per i fatti che portarono alla morte del figlio, Riccardo Magherini, avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014: "E' stato un percorso duro, pesante, costoso sotto tutti gli aspetti. Oggi ci ridanno una certa giustizia, però ce la dà l'Europa, non l'Italia. L'Italia aveva fatto di Riccardo una persona che nessuno conosceva come tale, un drogato, un delinquente, mentre non si conoscevano i carabinieri che sono intervenuti. Queste persone, se avessero un po' di carattere, dovrebbero dimettersi e se non lo fanno loro dovrebbero essere licenziati dai vertici dell'Arma perché questi hanno dimostrato di non saper fare il loro lavoro".

Nacque spontaneamente un moto collettivo a favore di Riccardo
"Per noi è sempre stato facile sapere la verità, erano altri che volevano far sapere che Riccardo fosse un'altra persona. Quando in primo grado, i colpevoli hanno preso 7 mesi, la gente diceva 'bene sono stati condannati', ma no, dovevano essere 7 anni. In cassazione, poi, ci fu il colpo di spugna da parte di un commissario che venne nominato la notte prima con un gioco di prestigio e di colpo, la cassazione, invece di inviare alla corte, assolse. C'è qualcosa che non va in Italia, non possono essere toccate queste persone. Ricordo che il nonno di Riccardo era un grande Carabiniere, e nel 1945 scelse di non togliersi la divisa, venendo beccato e andando per due anni nei campi di concentramento. Per questo noi non siamo d'accordo sul fatto che i carabinieri sono cattivi. Noi siamo per quelli buoni e ce ne sono tantissimi. Noi siamo cresciuti col culto della disciplina. Anche gli avvocati che hanno difeso i carabinieri dovrebbero avere un po' d'animo e che fanno, difendono un assassino a spada tratta? Non esiste. Lo difendo perché è il mio lavoro, ma non perché sposo quella causa. Ecco perché eravamo arrabbiati con tutti. Poi molti la pensavano come noi, 15, 20, 25.000 persone, in tutta Italia".

Qual è stata la telefonata che le ha toccato di più il cuore?
"Tutte, tutti hanno pianto, ma soprattutto quella del presidente dei diritti umani, il senatore Manconi. Ha detto che è stata una vittoria nostra, della famiglia. Questa è la verità. Noi abbiamo fatto quello che ci siamo sentiti di fare. Siamo felici e delusi al tempo stesso. Riccardo ne esce per bene. La vittoria però non è arrivata dall'Italia".

Ascolta il podcast per l'intervista completa


Guido Magherini a Radio Firenze Viola
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