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IL TALENTO DI FEDE E LE IDEE DELL’AEROPLANINO, SEGNALI VIOLA IN VISTA DI BERGAMO. NUMERI SCONFORTANTI IN CAMPIONATO, MA LA COPPA È UN’ALTRA COSA. VINCERE NON È UN'UTOPIA

di Leonardo Bardazzi
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Segnali di Fiorentina. Segnali di cuore, orgoglio e gioco ritrovati. La jella ha tolto una vittoria che sarebbe stata ampiamente meritata, ma in vista di Bergamo, se non altro, restano speranze a cui aggrapparsi. La prima si chiama Chiesa, prodigioso contro i più forti e addirittura applaudito da uno stadio nemico che lo sogna bianconero nella prossima stagione. Fede è la speranza viola per Bergamo: se gioca così, diventa il terrore di qualsiasi difensore. Al netto dei pali, rivederlo correre e calciare come prima dell’infortunio scalda il cuore. Perché l’infortunio è finalmente alle spalle e perché, con uno così in campo, nulla è impossibile.

La seconda invece è merito di Montella. L’Aeroplanino è entrato subito nella testa dei giocatori, è come se avesse riacceso la spina di una squadra ormai avvilita. Compatta, attendista, ma anche pronta al contropiede fulminante, la Fiorentina, con il nuovo allenatore, ha già una fisionomia precisa, concede meno ma crea tanto là davanti. Manca concretezza e non è un difetto da poco, ma è pur vero che non sempre i pali si sostituiscono al portiere. Viste le caratteristiche dell’Atalanta comunque, giocando così ci sono le possibilità per metterla in crisi. La Dea infatti è una squadra che non si risparmia, che corre e attacca per indole, rischia, cerca spesso i trequartisti e spinge avanti gli esterni. Quando perde palla però resta spesso scoperta, ed è lì, in quelle ripartenze, che la Fiorentina si giocherà la qualificazione alla finalissima di coppa. Ieri c’era Simeone, ma giovedì ci sarà Muriel. Che sarà pure appesantito, ma resta un attaccante dal talento cristallino, capace, anche in una giornata no, di creare calcio in qualsiasi momento. Il Cholito invece, ancora una volta, è stato un mezzo disastro. Ha sbagliato i fraseggi, i controlli di palla, gli ultimi passaggi e i movimenti davanti alla porta (anche sul gol in fuorigioco). La sua stagione è da quattro in pagella, per il futuro servirà altro e nel frattempo si accomoderà in panchina, a fare il tifo per Chiesa e Muriel, la coppia che può accendere Firenze. Male anche Veretout (e non è una novità in questo periodo), mentre Benassi, largo a sinistra in questo 4-4-2 piuttosto sacchiano, può diventare un’arma interessante. Nella ripresa, com’era prevedibile, la Juve si è svegliata e l’impaccio di Pezzella ha condannato la Fiorentina. Peccato, un bel risultato a Torino avrebbe aiutato. Però la consapevolezza di poterci provare c’è stata e ci sarà anche giovedì. Non è poco, soprattutto dopo partite da muro del pianto. 

I numeri del campionato comunque sono sempre più sconfortanti: sono 24 i punti persi da situazioni di vantaggio (nessuno ha fatto peggio), appena 4 quelli conquistati nelle 8 partite giocate dopo la semifinale d’andata di fine febbraio. Un cammino da retrocessione, che ha ricacciato i viola nella parte destra della classifica e che non lascia dubbi sul giudizio complessivo della stagione viola. La coppa però è un’altra cosa. Azzera tutto ed esalta l’adrenalina. La Fiorentina ha il dovere di crederci, di provarci. Soprattutto ora che ha ritrovato Fede. I tifosi sono già pronti alla mobilitazione, la voglia di gioire dopo mesi di polemiche è enorme. Anche nel ricordo di Davide, il bergamasco fiorentino a cui dedicare un’impresa. 

PS: Nel giorno del doppio scudetto bianconero, complimenti sinceri alla Fiorentina donne. Queste ragazze hanno vinto la Supercoppa, si giocheranno la coppa Italia e si sono conquistate la terza qualificazione in Champions consecutive. Non fosse stato per quella traversa di Alia Guagni allo Stadium (evidentemente è un destino) o per quell’uscita a vuoto del portiere, forse saremmo qui a festeggiare un altro tricolore. In ogni caso brave, siete da applausi: magari i maschietti fossero come voi.