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PEZZELLA, BRUTTA BOTTA. ECCO COME SOSTITUIRLO. ORGOGLIOSI DI QUESTO GRUPPO, NON DEI PIANI DEI DELLA VALLE. DECIMI IN CLASSIFICA, LONTANI DALL’EUROPA. SOLO LA COPPA ITALIA PUO’ EVITARE IL FALLIMENTO

di Enzo Bucchioni
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E’ il mese decisivo della stagione, fra sfide fondamentali in campionato e la prima semifinale di coppa Italia con l’Atalanta (27 febbraio) e purtroppo non ci sarà il capitano German Pezzella che, come sapete, ne avrà per un mese e mezzo. Brutta botta. Oltre al giocatore fondamentale che è, ovvio, mancheranno il suo carisma e la sua leadership in campo e nello spogliatoio. Non è un caso se è stato proprio lui a prendere l’ingombrante eredità di Astori.

E se i centrali di valore non mancano (Hugo, Milenkovic, ma anche l’affidabile Ceccherini), Pezzella era l’uomo che guida la difesa e per quel tipo di lavoro sarà complicato trovare contromisure. Contro la Spal Pioli ha la soluzione classica, Laurini (se recupera) a destra con Milenkovic-Hugo in mezzo. Volendo a destra può giocare anche Ceccherini in uno schieramento più chiuso, o Milenkovic come al solito, con Ceccherini centrale. Senza dimenticare Hancko che sta crescendo. Ma questa squadra ci ha abituato a dare il meglio nelle difficoltà, come successo anche sabato scorso con il Napoli.

A proposito, non c’è più niente da meravigliarsi di quello che fanno e dicono i Della Valle, ormai sono troppo leggibili e prevedibili. Dall’incontro con i tifosi in poi non c’è (purtroppo) niente di nuovo se non la riconferma del grigiore, del basso profilo, dell’autofinanziamento, del vivacchiare che sta segnando gli ultimi tre campionati.

E così dopo il pareggio con il Napoli cosa fa Andreino nostro? Una bella dichiarazione. Un classico. Quando le cose vanno male sta zitto e non si fa vedere, se appena appena pareggi, ecco una bella nota sul sito ufficiale impregnata di ottimismo: "Siamo orgogliosi di questo gruppo". Fiato alle trombe Turchetti, diceva Mike.

Il fatto è che siamo tutti orgogliosi di questi ragazzi che hanno già dato molte prove di attaccamento alla maglia prima di sabato, non mollano mai, sono sorretti da un grande carattere spesso vanno oltre i loro limiti.

Un po’ meno orgogliosi invece, lo siamo dei Della Valle e della loro idea di calcio che dal 2016 in poi ha ridimensionato la Fiorentina riducendola a una squadra di provincia o quasi, stabilmente sotto l’Atalanta, a lottare con la Sampdoria, il Torino e il Sassuolo. Anch’io rischio di ripetermi, ma la smetterei volentieri se vedessi qualcosa di diverso e positivo, almeno all’orizzonte. Mi ero illuso con Muriel prima e poi con le trattative per Obiang e Gagliardini, sull’idea di prendere giocatori pronti, veri, da Fiorentina. Mi avevano fatto capire che sarebbero cambiate delle cose. Purtroppo non sarà così.

E allora mi rigiro fra le mani il pareggio con il Napoli per valutarlo fino in fondo. A mente gelata. Ma dobbiamo davvero essere così felici e contenti come la proprietà, dobbiamo davvero festeggiare per non avere perso?

Se questo è il nuovo trend festeggiamo pure, ma una volta si festeggiava per le vittorie. Oggi no. Ci vanno bene, e mi ci metto anch’io, anche partite dove almeno stai in gioco per novanta minuti, fai il tuo, vedi la sofferenza, la voglia di lottare, di resistere stoicamente. Siamo contenti se il portiere è il migliore in campo e ti impedisce di prendere 5 o 6 gol. Ci rallegriamo di una partita alla disperata, dove tutti hanno dato il 200x100 e hanno finito la gara stravolti per salvare il punticino.

Ma nessuno ha mai pensato che questo nobile atteggiamento che applaudo è roba da squadra piccola, di provincia, di chi non ha altro da mettere in campo e si affida all’orgoglio che non porta da nessuna parte?

Ricordi recenti mi dicono invece di pareggi imposti al Napoli con il gioco e non subiti. Mi portano a partite giocate alla pari dalla Fiorentina quando era una squadra vera. Oggi no, oggi va bene anche vedere la tua barca sballottata dalle onde a patto che non si infranga sugli scogli.

Quello che mi fa più male è sentire una rassegnazione mista ad assuefazione. Come se non si potesse ambire a qualcosa di più e di meglio, come fosse quasi un reato chiedere, pretendere che i Della Valle facciano programmi degni della storia, della tradizione, ma anche dei parametrici economici della Fiorentina, della loro Fiorentina, collocata per diritti tv, fatturato e quant’altro fra il quinto e il settimo posto a seconda delle classifiche. Se da anni sei fuori da quelle posizioni, se stasera sei decimo con sei punti di distacco dal settimo posto qualcuno avrà sbagliato o no? Ci sono dei programmi da rivedere o no? C’è da cacciare qualcuno che ha deluso o no?

E invece siamo contenti per avere resistito contro il Napoli, come a Fort Apache.

Dicevo dell’assuefazione figlia del grande lavoro politico e diplomatico fatto in città in questi anni da alcuni dirigenti, del lavoro dei trombettieri e degli affiliati al club della bistecca che fanno passare tutto per oro anche se oro non è. E in troppi se la bevono.

Vi state accorgendo almeno di quello che sta succedendo, ampiamente previsto e figlio dell’ennesimo mercato estivo sbagliato? La Fiorentina per sperare di arrivare in Europa, a 60 punti circa, (obiettivo dichiarato da Adv, non da me) nelle prossime quindici partite dovrebbe vincere otto volte, pareggiare quattro e perdere soltanto in tre occasioni. Lo spero vivamente, ma ognuno risponda per conto suo: vi pare possibile?

Dico anch’io di non mollare, nello sport non si molla mai, ma la situazione è drammaticamente complicata. Dovrebbero crollare almeno tre squadre che adesso sono davanti, e contemporaneamente la Fiorentina tenere un ritmo da Champions.

Ma sapete perché la Fiorentina è in queste condizioni? Perché l’estate scorsa invece di fare un piano concreto di rafforzamento (lo aveva chiesto anche Pioli dopo l’ultima gara con il Milan) immettendo su un gruppo sano tre-quattro giocatori già pronti, non solo non è stato sostituito il faro Badelj, ma si è puntato ancora una volta su scommesse (Pjaca), esperimenti (Norgaard), prestiti (Edimilson, Gerson, Mirallas) o pianticelle (Vlahovic). Ci sono voluti tre-quattro mesi per vedere crescere qualcuno (Edimilson, Lafont) e ambientare altri (Mirallas). In quei mesi la Fiorentina ha perso i punti che mancano oggi. Da una squadra imperfetta, senza alternativa a Simeone (è arrivata a gennaio), senza regista e esterno basso a destra, cosa era lecito aspettarsi, un miglioramento? Macchè, ha fatto peggio dell’anno scorso. Ovvio. Magari con l’orgoglio metti in difficoltà l’Inter, pareggi con la Roma, ma non può essere sempre l’eccezione.

Ma tutti assuefatti, zitti e buoni. Se va bene il decimo posto a tutti, posso soltanto dire contenti voi. Per me i Della Valle invece dovrebbero fare meglio calcio, non chiedo investimenti, soldi o roba del genere. Anche in queste stesse condizioni si potrebbe fare un calcio migliore. Ma, purtroppo, non vedo niente di buono all’orizzonte.

Vi dico solo una cosa: Chiesa, Veretout, Milenkovic e altri chiederanno presto pesanti rinnovi di contratto. Dall’atteggiamento della Fiorentina, se questi rinnovi ci saranno o meno, se aumenterà o meno il monte ingaggi oggi a livello dell’Atalanta, capiremo molte cose sulle reali intenzioni.

Altrimenti dovremo ripartire con giovani scommesse (Traorè, 19 anni), ragazzi da scoprire (Rasmussen o Zurkowski, ventiduenni di belle speranze) già portati a casa e non con i giocatori pronti che servirebbero.

Attenzione, lo ha detto nei giorni scorsi anche il procuratore di Pioli, Bruno Satin che, allenare i giovani è stimolante, ma con troppi giovani non si va da nessuna parte. E ieri ha ammesso: c’erano tutti i presupposti perché il Napoli vincesse. Già, purtroppo.

Resta la speranza che il vento cambi, naturalmente. E resta la coppa Italia che vincendola porta comunque in Europa League. Entrambi gli obiettivi vanno tenuti in considerazione. Sarebbe un errore abbassare la tensione in campionato per dedicarsi alla coppa. E anche il turn over dovrà essere minimo e moderato, la Fiorentina non ha un organico da big.

Sulla coppa però vale la pena di crederci fortemente. La Fiorentina, proprio per il carattere, per la capacità di far giocare male qualsiasi avversario e di andare oltre il suo valore in partite secche (chiedere alla Roma), contro l’Atalanta può giocarsela. Ora la squadra di Gasperini è in gran forma, ma il ritorno a Bergamo ci sarà in aprile, può essere un’altra storia. E in finale, in novanta minuti, per le cose appena dette, certe qualità già espresse, né con la Lazio, né con il Milan partiresti battuto.