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UNDICI ANNI SENZA CHAMPIONS E UN SOLCO ENORME DA COLMARE. SARRI, VLAHOVIC & C.: ANCORA RAMADANI SULLA STRADA VIOLA. A UDINE PER LA CONTINUITÀ, CON FRANCK IN PIÙ

di Leonardo Bardazzi
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Vedere in tv Lazio-Bayern è stata una coltellata, ma la straordinaria forza dei bavaresi, e un calcio italiano ridotto a comparsa al cospetto di certe squadre, non c’entrano. Da quella sfida beffarda segnata da Ovrebo infatti, sono già passati undici anni. E chissà quanti altri ne dovranno ancora passare prima di rivivere quelle emozioni che iniziano con la musichetta magica della Champions e ti scendono lungo la schiena, fino a restar lì, in mezzo ai ricordi più belli. Tra la Fiorentina di oggi e il quarto posto ci sono 19 punti di differenza, che quasi certamente, a fine campionato, saranno ancora di più. Un solco enorme, impossibile da colmare due o tre acquisti azzeccati. Servirà una programmazione a lungo termine, chiara fin da subito, nelle scelte di ds e allenatore innanzitutto, ma anche nella difesa dei pezzi pregiati che già adesso ci sono in rosa. 

E se Daniele Pradé conserva stima all’interno del club, da ieri si riparla con forza di Maurizio Sarri, che forse sarebbe il miglior segnale possibile delle reali ambizioni di Rocco, anche se giova ricordare che Prandelli, fiorentino acquisito e profondo conoscitore di calcio, merita rispetto e considerazione in vista della rivoluzione futura (magari anche pensando a un ruolo in società). Il curriculum di Maurizio comunque parla chiaro, Sarri si è fatto in provincia ma ha anche saputo imporsi in grandi piazze, seppure l’avventura juventina si è chiusa con l’esonero. Le sue squadre nascono per giocare a calcio, hanno identità e mentalità offensiva e fanno spettacolo. In una parola, divertono. Preso atto della secca smentita viola, si può tranquillamente dire Sarri piace alla Fiorentina. E che la Fiorentina piace a Sarri, al punto che Maurizio, cresciuto a Figline con genitori viola fino al midollo, confessò agli amici di essere pronto anche ad allenare gratis, pur di sedersi sulla panchina del Franchi. Se l’incrocio di destini ci sarà già a giugno però è presto per dirlo. A certi livelli infatti, è impensabile che basti il sentimento per firmare i contratti. Serve una squadra forte innanzitutto. Ma anche trovare un compromesso che metta d’accordo tutti sul piano economico. Sarri è legato alla Juve fino al 2022 e soprattutto è rappresentato da quel plenipotenziario manager che risponde al nome di Fali Ramadani. Sì, proprio quello di Jovetic, Ljajic, Nastasic e compagnia, che piazzò Pedro Pereira in società e che adesso ha le mani sul destino di Vlahovic, Milenkovic e qualche altro (ricordate l’articolo del New York Times?). Per avere Sarri, far firmare Vlahovic e massimizzare l’addio di Milenkovic, servirà ancora una volta scendere a patti con l’uomo che più di ogni altro ha fatto affari con la Fiorentina dei Della Valle. Portando soldi, certo, ma anche portando via fior di giocatori da Firenze. Non il massimo della vita per Commisso, che giustamente vorrebbe slegarsi da certe logiche ed essere libero di scegliere senza farsi condizionare. Il sogno Sarri comunque è destinato a restar vivo fin quando la Fiorentina non scioglierà le riserve intorno al nome del nuovo allenatore, prima però c’è da fare i conti con la realtà. E con una salvezza ancora da guadagnare.

A proposito, sta per arrivare una settimana tosta, con Udinese, Roma e Parma da sfidare nel giro di sette giorni. Prandelli ha perso Bonaventura per strada, ma in compenso riavrà Ribery e potrà contare su un Castrovilli ritrovato. La classifica è più tranquilla, ma basta poco per tornare a tremare. Anche per questo la Fiorentina è entrata a gamba tesa sulle voci di mercato: ora come ora Cesare va difeso a spada tratta, il resto si vedrà. Prandelli per altro conserva legittime speranze di essere confermato (la sua esperienza per altro potrebbe far molto comodo anche in altri ruoli, soprattutto in previsione della nascita nel nuovo centro sportivo) e lavora per dare continuità di risultati. La sua missione infatti, ce l'ha chiara dall’inizio: togliere la sua Fiorentina dalle peste e rilanciare se stesso, ma senza creare alcun tipo di problema alla società. Per questo ha accettato di firmare solo per sei mesi. Che sarebbero arrivate voci su Sarri o chi per lui, lo sapeva dall'inizio. A quasi 64 anni, sa troppo bene come funziona il calcio per farsi influenzare.

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