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IBRA, LA VIOLA E IL DIAVOLO

di Tommaso Loreto
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Il rischio che si corre è quello di semplificare, di pensare a una sorta di uno contro tutti, ma a qualche partita dal suo ritorno in Italia Ibrahimovic ha confermato quanto alto sia ancora il suo apporto qualitativo. Certamente non così dinamico come nei tempi migliori, sicuramente meno partecipativo alla manovra di quanto non lo fosse negli anni scorsi, ma al tempo stesso punto di riferimento in campo e fuori per tutto il gruppo. Se il primo arrivo di Pioli dopo le incertezze di Giampaolo ha normalizzato il Milan il ritorno di Ibra l’ha rigenerato

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Non ci sarebbe perciò da stupirsi se sabato al Franchi una delle principali preoccupazioni per la squadra di Iachini fosse proprio la gestione dello svedese. Che non ha più la mobilità di un tempo, ma che è tutt’ora in grado di far girare i rossoneri intorno a sé stesso. Le ultime gare sono lì a dimostrarlo, almeno se non bastassero i freddi numeri che testimoniano quanta importanza rivesta oggi il campione di Malmö nello spogliatoio rossonero. Al resto sta pensando Pioli con un buon cammino, ma è chiaro che Zlatan ha regalato un cambio di passo mentale a tutti i compagni e soprattutto molta più libertà agli attaccanti di casa Milan visto l’accentramento delle marcature su di sè.

Un’insidia non da poco per la retroguardia viola che tuttavia ha dato segnali incoraggianti nelle ultime sfide al di là dei risultati. Se la gara di Genova, per forza di cose, non ha regalato una domenica troppo impegnativa a Pezzella e compagni, è altrettanto vero che soprattutto il capitano sembra aver ritrovato un pizzico di sicurezza in più, mentre al resto potrebbe pensare un Dragowski che con la Samp è apparso in versione saracinesca. Anche e soprattutto a lui spetterà il compito di neutralizzare le conclusioni di Ibrahimovic e compagni, in una serata in cui una delle chiavi della partita sarà proprio la prova dello svedese. 

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