BOATENG, Potevo andare in America. Berlusconi...

27.12.2020 14:20 di  Redazione FV  Twitter:    vedi letture
BOATENG, Potevo andare in America. Berlusconi...
FirenzeViola.it
© foto di Giacomo Morini

Kevin-Prince Boateng è da sempre in prima linea nella battaglia contro il razzismo nel calcio. E sull'argomento il nuovo giocatore del Monza s'è soffermato nel corso di un'intervista concessa al Corriere della Sera: "Nessun bianco mi ha mai detto di volermi sostenere in questa battaglia. Qualcuno si astiene per paura, altri perché ritengono sia più vantaggioso non esporsi in una vicenda che non li riguarda. Comandano i bianchi: se alzassero la voce loro, saremmo più ascoltati". L'ex Fiorentina si è soffermato anche sulle differenze tra i giovani di oggi e quelli del suo tempo: "Quando ero al Tottenham dovevo pulire le scarpe ai vecchi dello spogliatoio. Oggi i giovani mica lo fanno, pensano alle Mercedes e alla playstation. La prima volta in cui ho mangiato il sushi avevo 23 anni ed ero arrivato al Milan, ero uno di strada abituato al kebab. Il giorno in cui non proverò più passione per questo mestiere smetterò, non voglio rubare il posto a chi ancora lo sogna. La mia carriera è costellata di decisioni scioccanti. Fino a un anno e mezzo fa ero al Barcellona e ora sono in B.

Potevo andare in America, ma preferisco essere felice. C’è più pressione qui che in molte squadre di A. Berlusconi? Mi ha chiamato e mi ha detto ‘figlio mio, torna a casa’. Non c’era bisogno di molte altre parole. A Galliani e Berlusconi era difficile dire di no. Mi avevano aiutato a diventare uomo, avevo l’obbligo morale di ripagare la loro fiducia. In pochi amano il calcio. Ormai è solo business: disputi una buona stagione e guadagni 5 milioni. È diventato triste, quando io ho iniziato mica pensavo ai soldi. Capisco che possa essere destabilizzante: da bambino non avevo nulla nel frigo e a 18 anni giocavo davanti a 60 mila persone. A un certo punto avevo perso l’amore per il calcio, l’ho ritrovato con De Zerbi al Sassuolo".