PISTOCCHI A FV, RIPARTENZA? È TROPPO PRESTO. VIOLA, ECCO COSA SERVE PER CRESCERE

18.04.2020 15:00 di  Niccolò Santi  Twitter:    vedi letture
PISTOCCHI A FV, RIPARTENZA? È TROPPO PRESTO. VIOLA, ECCO COSA SERVE PER CRESCERE

Una delle idee contemplate in vista della possibile ripartenza della Serie A è quella di giocare solo in 3-4 città sicure (si è parlato di Firenze, Roma e Napoli) con presenza super limitata: sino a un massimo di 240 persone, calciatori inclusi, e controlli antidoping effettuati regolarmente a fine match e a sorpresa. "Nell'emergenza è chiaro che si può pensare a tante soluzioni" dice il giornalista Maurizio Pistocchi in esclusiva a FirenzeViola.it

Ma...
"Esse andrebbero a inficiare la regolarità del campionato, perché il torneo ha partite di andata e di ritorno, pertanto verrebbero meno i vantaggi che si hanno giocando in casa propria. Non sarebbe facile da gestire, però nell'emergenza tutte le ipotesi possono essere ritenute valide. Sempre che non arrivi una seconda ondata di epidemia come sta accadendo a Wuhan: potrebbe darsi, infatti, che poi anche quelle regioni ad ora più tranquille risultino piazze complicate per ospitare delle partite. In pullman viaggiano sempre almeno settanta persone per squadra... non sono così poche. Io sono per una soluzione logica e ponderata, senza mettere fin da ora dei termini per una ripresa ancora problematica".

Quindi a suo avviso è presto per parlare di riapertura dei campionati?
"Sì, penso che i numeri di questo virus siano ancora talmente importanti da reputare molto prematuro parlare di ripartenza del calcio: ieri ci sono stati circa 600 morti, è ancora tutto troppo grave per pensare al campionato. E' evidente che le istituzioni spingano per ricominciare perché ci sono tanti interessi anche economici nel mezzo, ma è altrettanto ovvio che la prima cosa è la tutela della salute pubblica. Inoltre si ricomincerebbe a porte chiuse, quindi ci sarebbe comunque un danno per chi lavora attorno al calcio, poi i calciatori non sarebbero tutelati, tra contatti fisici, starnuti, saliva e via dicendo... L'importante oggi è cercare di recuperare uno status che ci riporti a vivere il quotidiano in maniera normale".

Se saltasse fuori un nuovo positivo, tra l'altro, si continuerebbe a giocare...
"Ripeto: è una situazione molto complicata da gestire, più tempo abbiamo di fronte per gestirla e meglio è. Ma nello stesso tempo ci sono in ballo interessi talmente grossi che capisco anche le federazioni".

Come crede che cambierà il calciomercato?
"Parlarne adesso con questa situazione è complicato. Il Barcellona, tra le squadre più potenti al mondo, ha i numeri gravemente abbassati dalla pandemia e non dispone della liquidità per pagare la clausola di Lautaro. Sarà quindi difficile fare degli affari in questa situazione. Al 30 giugno, però, ci saranno parecchi giocatori importanti in scadenza: penso che alla fine se non interverrà la FIFA movimenteranno loro il mercato".

La Fiorentina sembra pensare in grande.
"E' già una squadra molto forte, per esempio reputo Vlahovic uno dei giocatori più interessanti del panorama italiano. Ha grande forza fisica e ottima tecnica, è un prospetto importante. Se non ha problemi di testa è destinato ad avere un grande futuro". 

Con Chiesa come crede andrà a finire?
"C'è grande dibattito su di lui, credo che con l'offerta giusta andrà via. Vuole guadagnare molto di più e penso che i parametri viola non siano quelli a cui aspira. Però bisogna capire che non dipende tutto dai giocatori, ma anche da quanto le squadre sono disposte ad esaltarne le doti. Parlavamo di Chiesa: il suo ruolo è l'esterno offensivo nel 4-3-3. Poi dipende dal budget che si è posto Commisso, i grandi giocatori vogliono grandi stipendi che sono legati al fatturato. Molte volte il binomio buon fatturato-buoni giocatori non è sinonimo di equilibrio. Vedi i debiti della Juventus, che è stata costretta a fare un aumento capitale di 300 milioni e adesso hanno dovuto spalmare gli stipendi dei propri tesserati. Io preferisco sempre avere un equilibrio di bilancio e una società sana piuttosto che vincere una stagione e andare in fallimento". 

Magari con qualche agevolazione Commisso potrebbe aumentare il fatturato.
"Oggi ci sono due fattori che ti fanno avere certi risultati. Il primo è tecnico: i giocatori di livello, un progetto che vada avanti nel tempo, un allenatore duraturo; il secondo è imprenditoriale: lo stadio nuovo, la ricollocazione della Fiorentina e del centro sportivo... Bisognerà dare a Commisso la possibilità di espandere il marchio per aumentare i ricavi e il numero degli appassionati. Si può fare, serve un progetto tecnico importante e avere fiducia. Non va sottovalutata neanche la comunicazione: penso a club come il Pordenone e il Pescara che stanno facendo un ottimo lavoro sotto questo aspetto. Oggi non si può parlare solo di campo, il calcio è uno sport globale".