SPALLUTO A FV, DAL RING AL GOL: PRESTO ESULTERÒ SOTTO LA FIESOLE NEL MITO DI BATISTUTA

18.04.2020 10:00 di  Andrea Giannattasio  Twitter:    vedi letture
SPALLUTO A FV, DAL RING AL GOL: PRESTO ESULTERÒ SOTTO LA FIESOLE NEL MITO DI BATISTUTA
FirenzeViola.it
© foto di Giacomo Morini

Se c’è una cosa che non ha mai spaventato Samuele Spalluto, centravanti classe 2001 della Fiorentina Primavera, è quella di dover ereditare la maglia lasciata libera da Dusan Vlahovic, capace da solo di trascinare la truppa di Bigica a suon di gol in fondo a tutte le competizioni e di vincere la Coppa Italia. Un compito difficile, certo, ma anche estremamente gratificante per un giocatore arrivato giovanissimo in maglia viola dal Salento e adesso con il sogno di esultare molto presto sotto la Fiesole. Prima però c’è da battere l’avversario forse più insidioso di tutti, ovvero il Coronavirus. Ma anche per questo, Spalluto - che si è raccontato in esclusiva a Firenzeviola.it - ha la ricetta pronta: “Fortunatamente qui da me va tutto bene, anche se spero che questa situazione passi presto. Sto vivendo questa fase rispettando le normative che ci danno, allenandomi in casa e vivendo con la mia famiglia, che durante l’anno solitamente riesco a vedere poco”. 

Samuele, quanto spazio occupa nella tua giornata l’allenamento che stai svolgendo a casa?
“Sono sempre in movimento, diciamo pure che non mi fermo mai. Un po’ di calcio tennis, poi la cyclette e l’allenamento che abbiamo fissato con il nostro preparatore atletico. Un’ora e mezzo circa al giorno la trascorro allenandomi”. 

Cosa ti manca di più della vita di campo e del calcio in generale?
“Il preparare la partita durante la settimana e stare coi miei compagni, che per me sono come una seconda famiglia. Del calcio in generale mi manca l’adrenalina che mi accompagna all’ingresso del campo e tutte le emozioni che si provano nel battersi in campo per raggiungere insieme un obiettivo”. 

Quale sarà il primo posto dove andrai appena sarà finita la quarantena?
“Il campo. Sento la sua mancanza da quando sono tornato a casa. Per me il rettangolo di gioco è qualcosa di fondamentale. Lì mi sento davvero libero e faccio quello che più mi piace. Molte volte mi serve anche come valvola di sfogo per questo appena tutto questo sarà finito tornerò subito in campo per allenarmi e migliorare sempre di più”. 

Che idea ti sei fatto di come il mondo del calcio potrà ripartire quando sarà superata questa emergenza? 
“Sicuramente non sarà come prima. Giocare senza tifo non è il massimo, perché i tifosi sono una parte fondamentale di questo sport e molte volte sono proprio loro a renderlo bello. Secondo il mio parere il campionato va finito, anche in estate per poter assegnare ad ogni squadra ciò che merita in campo. Ma adesso la salute è la prima cosa a cui pensare: spero finisca presto questo momento difficile. La gente competente è al lavoro e son sicuro che prenderà la decisione giusta”. 

Un anno fa festeggiavi la vittoria della Coppa Italia a Torino: quanta voglia c’è di giocare una nuova finale?
“Sì, quella passata è stata una stagione molto bella per la squadra e anche per me. Non ho giocato tanto ma mi è servita per crescere sia in campo come giocatore che fuori come uomo. Personalmente ho un’adrenalina diversa rispetto allo scorso anno, sapendo che quest’anno ho la possibilità di aiutare maggiormente i miei compagni per portare a casa questa coppa.  C’è sicuramente tanta voglia di giocare la seconda finale consecutiva di Coppa Italia, provando a ripeterci e a portare un altro trofeo a Firenze, il primo per questa nuova società”. 

Quest’anno hai segnato alcuni gol, molti dei quali davvero pesanti: qual è quello al quale sei più legato?
“Il primo messo a segno contro il Genoa. Avevo un blocco mentale in quel periodo e facendo quel gol ho sentito una libertà dentro di me. E poi è stato molto importante anche per la squadra perché ci ha permesso di superare il turno”. 

Il mister alcune volte ti rimprovera di essere poco cattivo sotto porta: sei d’accordo e come pensi di fare per diventarlo?
“È vero, il mister mi chiede sempre di essere più cattivo e sono consapevole di dover diventarlo. Una prima punta deve punire ogni volta che c’è l’occasione e su questo ho tanto da migliorare. L’unico modo che conosco per migliorare è l’allenamento e non fermarmi alle prime difficoltà”. 

Parliamo di te: quando sei arrivato a Firenze? 
“Ho iniziato a giocare a calcio sulla piazzetta dietro casa, dopo aver fatto qualche anno di kick-boxing. Ho fatto il primo anno nel mio paese, Trepuzzi, mentre l’anno dopo sono andato alla “Corvino Accademy”, una società di ragazzi selezionati in Puglia: l’anno dopo son passato al Lecce, dove ho conosciuto ragazzi davvero fantastici che mi hanno fatto crescere e con i quali sono in contatto tutt’ora. Poco dopo mi ha chiamato la Fiorentina e appena ho saputo della notizia a me non sembrava vero. Giocavo a calcio solo da tre anni e in così poco tempo passare dal mio paese ad una società come quella viola è stato qualcosa di forte, che non si può descrivere a parole. Sono arrivato a Firenze quattro anni fa e da lì è iniziato il mio cammino qui”. 

Quando ripensi a quando hai iniziato a giocare, c’è una persona in particolare alla quale pensi di dover dire “grazie” perché ti ha sostenuto nei momenti di difficoltà?
“Ovviamente, si tratta del mister del mio paese, Massimo Carrara. Non tanto perché è stato il mio primo tecnico ma soprattutto perché mi ha fatto da secondo papà nei momenti veramente difficili. Non smetterò mai di ringraziarlo: quando scendo in Puglia lui è una di quelle poche persone che vado a trovare. E gli mando anche da qui un grosso bacio”. 

Sui social ti abbiamo visto passare dal soprannome “Spallhimovic” e “El pipa”: alla fine hai capito se assomigli di più a Ibra o a Higuain?
Spallhimovic era una scommessa con un fisioterapista. El pipa è come mi chiamano i miei compagni e a me va bene così. Credo di assomigliare per caratteristiche più a Higuain. Ho dato un’occhiata ai grandi attaccanti del passato e sono rimasto molto colpito da Batistuta. Non ho avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo ma ammirandolo anche solo nei video credo si possa imparare tanto da lui. Da questi grandi campioni c’è sicuramente qualcosa da prendere anche se spero che presto vengano fatti dei paragoni su di me! (ride, ndr)”.

Alcuni dei tuoi ex ed attuali compagni si sono pian piano avvicinati alla prima squadra: quanto speri di fare il loro percorso?
“Vlahovic, Montiel e Dalle Mura sono ragazzi davvero fantastici e meritano tutto ciò che stanno vivendo. Per me sono un esempio e soprattutto un incentivo per arrivare a diventare come loro. Mancano diverse cose per arrivare a ciò che loro hanno già raggiunto. Le analizzeremo con lo staff e migliorerò. Sono convinto che sia io che i miei compagni abbiamo le qualità per raggiungere i nostri obiettivi”. 

Se chiudi gli occhi, dove immagini Samuele Spalluto tra cinque anni?
“Mi immagino ad esultare sotto la Fiesole, dopo un gol: sarebbe il modo migliore per ringraziare un’intera città per la crescita che mi ha permesso di fare”.