EX MAESTRO YOGA ACF A FV, VIOLA, A CASA LAVORO MENTALE E BUONE LETTURE. COSÌ AIUTAI VARGAS, NETO E CUADRADO

11.03.2020 16:00 di  Andrea Giannattasio  Twitter:    vedi letture
EX MAESTRO YOGA ACF A FV, VIOLA, A CASA LAVORO MENTALE E BUONE LETTURE. COSÌ AIUTAI VARGAS, NETO E CUADRADO

Chiusi in casa, in attesa di buone notizie. La condizione di milioni di italiani in queste ore è identica a quella che stanno vivendo i giocatori della Fiorentina, che da ieri hanno interrotto a tempo indeterminato gli allenamenti al centro sportivo nella speranza che l’emergenza legata al Coronavirus si attenui nel giro delle prossime settimane. Per capire dunque quelle che potrebbero essere le attività da svolgere nelle proprie abitazioni, Firenzeviola.it ha chiesto un parere a Sergio Busi, figura che tra il 2013 d il 2015 ha lavorato all’interno dello staff di Vincenzo Montella come insegnante di Yoga introducendo le sue metodologie all’interno del lavoro svolto in quegli anni dalla squadra viola. A tal proposito Busi (ex calciatore in Serie D con Aglianese e Vasto e prima ancora in forza nella Primavera della Spal) ha scritto un libro, uscito lo scorso 5 marzo, su questa interessante disciplina, ovvero “Yoga e Kleśa: le afflizioni mentali e il metodo Yoga che rimuove la sofferenza” (Mimesis Edizioni), opera composta assieme alla moglie Cristiana Biogli con la quale ha fondato l’Associazione Culturale Druma Yoga. A lui la parola per spiegare come Yoga e calcio possano coesistere e quali benefici si possano trarre da un periodo di reclusione in casa come quello che sta vivendo tutta Italia.

Busi, ci spieghi intanto da dove nasce l’idea di scrivere un libro sullo Yoga.
“Quando uno pensa allo Yoga immagina sempre la sagoma di una persona contorta, con la faccia rivolta verso i piedi. Questo è un modo errato e semplicistico di interpretare questa parola, diverso da come viene inteso in India. Ovviamente l’esercizio posturale è molto importante ma ci sono vari tipi di Yoga: l’obiettivo basilare è quello di trasformare la nostra mente. Con i giocatori con cui ho lavorato mi è capitato di rado di parlare di questi dettagli: è il caso di ragazzi interessati come Bonaventura al Milan o Pepito Rossi, Pasqual e Pizarro alla Fiorentina, anche se quest’ultimo era molto taciturno. Bisogna capire che corpo e mente non sono disgiunti e per questo lavorando su una certa parte si portano benefici altrove. Il nostro libro è un testo filosofico che serve a spiegare la natura di questa disciplina: io ho vissuto in India e ho studiato nei monasteri per cui so come viene visto lo Yoga. Negli ultimi 50 anni anche in Italia si è diffusa questa pratica e ci sono 4 milioni di nostri connazionali che lo attuano tutti i giorni. Il testo che noi abbiamo scritto serve per spiegare quelle che sono le afflizioni (il Kleśa, appunto) che limitano la nostra vita”.

Come si riesce a conciliare il mondo del calcio con lo Yoga?
“Lo yoga posturale è molto più utile della ginnastica formale che viene fatta abitualmente dai giocatori, perché vengono svolti esercizi che richiedono sia potenza che concentrazione. Nelle partite di calcio c’è un grande sforzo mentale e fisico e i calciatori troppo spesso sono trattati come cavalli: si parla solo di corsa, muscoli e vitamine. Ma ogni giocatore alle sue spalle ha una vita segnata, da Ilicic a Pizarro: tutti problemi che uno si porta dietro nel corso dell’esistenza. Quando il tuo stato mentale non è sereno sei più soggetto a farti male, a farti ammonire o espellere. Lo ha ammesso anche Del Piero. Lo Yoga dunque aiuta anche in questo, visto che la mente si estende in tutto il corpo: ecco perché è basilare lo stato della mente nel praticare una disciplina come il calcio”. 

Cosa si porta dietro del suo biennio alla Fiorentina?
“Alla Fiorentina facevamo sessioni defatiganti e sessioni attivanti, oltre a colloqui individuali per toccare più direttamente lo stato mentale dei giocatori. Dall’esperienza in viola mi porto dietro l’eccitazione di ritrovarmi in Serie A, dopo aver giocato da ragazzo nelle categorie più basse Nel 2013/14 c’era la forte sensazione che fossimo una grande squadra. La Fiorentina aveva uno staff di primo livello e un gruppo ben organizzato: dopo ogni partita di campionato o di Europa League svolgevamo sedute defatiganti. Ricordo che quando vincemmo a Milano 2-0 e segnò Borja Valero, il team manager Ripa confessò a Montella che quella partita l’avevamo vinta grazie a me: tutto ciò mi rese davvero orgoglioso”. 

Quali sono le persone alle quali crede di aver trasmesso di più con le sue sedute?
“La persona che mi ha dato più soddisfazione è stato Vargas: avevo l’obiettivo di recuperarlo sotto l’aspetto mentale e per questo gli feci persino leggere un libro: ci riuscii. Ho lavorato a fondo anche con Neto che aveva qualche difficoltà, anche perché all’epoca la comunicazione non era così splendida e si sentiva spesso giù. Ho auto un ottimo rapporto anche con Pizarro, nonostante fosse muto con tutti: ma non vi sbagliate, è una persona che si interessa di tutto, persino di poesia al punto tale che mi regalò una maglia della sua Nazionale. E infine anche con Cuadrado, al quale ho sempre rimproverato di averci fatto perdere la Coppa Italia (ride, ndr): con lui nel 2014/15 ho svolto un lavoro di meditazione per evitare di farsi ammonire. A Moena ho avuto la fortuna di fare una lezione di Yoga persino ad Andrea Della Valle e a Pradè, mentre a Firenze ho organizzato una seduta per tutto lo staff amministrativo e la segreteria”. 

Cosa consiglierebbe ai calciatori che adesso sono a casa per l’emergenza Coronavirus?
“La prima cosa che mi sento di suggerire prima ancora dello Yoga, che va di norma fatto con qualcuno come impone la tradizione indiana, è quella di capire che nella vita ci sono sempre dei problemi che dobbiamo affrontare e questi riguardano anche quelli creati dall’ambiente. Dobbiamo essere pronti a fermarci e a leggere dei buoni libri, che nitriscano la nostra mente: uno di questi è “Avere o essere” di Erich Fromm, che per me fu decisivo nella mia formazione. Lo stop mondiale che stiamo vivendo è un’occasione per rivedere dentro di noi la ricchezza che abbiamo, la capacità di essere felici: la felicità non deve per forza dipendere da fattori esterni, semmai dobbiamo iniziare a dare più valore alle cose che abbiamo. Nella nostra corsa sfrenata di tutti i giorni ci siamo dimenticati di quelle che sono le cose belle della vita: gli alberi, i bambini, il cielo. Così ne usciremo tutti bene: italiani e Fiorentina”. 

Ecco nel dettaglio il libro scritto da Sergio Busi e Cristiana Biogli:

“Yoga e Kleśa: le afflizioni mentali e il metodo Yoga che rimuove la sofferenza” 
Mimesis Edizioni